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Il taxi volante di Hyundai e Uber presentato al Ces


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TeAm
10 giu 2021, 17:33
Hunday S-A1 - © www.giornaledibrescia.it

Hunday S-A1 - © www.giornaledibrescia.it

Una macchina volante?  Da anni che s’insegue il progetto con alterne fortune. Certo, delle quattro ruote che hanno preso il volo ci sono pure state, ma si è dovuto attendere qualche decennio affinché la tecnologia mutuata dai droni e l’avvento di batterie utili allo scopo fosse pronta per la macchina volante, meglio per il taxi volante.

E in effetti iniziano ad esserci alcuni esempi maturi all’entrata in servizio: Hyundai ha esposto un prototipo in scala reale al Consumer Electronics Show di Las Vegas. Ed è stato battezzato S-A1. Parliamo di un velivolo elettrico a decollo e atterraggio verticali che andrà a formare la flotta di taxi aerei di Uber. Il primo volo è previsto già per quest’anno, l’avvio del servizio sarà nel 2023.

I primi servizi commerciali saranno a Dallas e Los Angeles . Poi sarà la volta di New York, da Lower Manhattan all’aeroporto internazionale John F. Kennedy .

Il Personal Air Vehicle di Hyundai e Uber dispone di due rotori in coda e dieci sulle ali, disposti ai due lati di una cabina dalla forma di uovo. Tutti i rotori sono ad inclinazione variabile per permettere il volo verticale in decollo e atterraggio, in sostanza come un elicottero, ma permettendo un volo in orizzontale sfruttando il sostegno dell’aria sul modello del convertiplano, come un aereo, meno dispendioso energicamente.

La tecnica. Il velivolo è in grado di trasportare cinque passeggeri più il pilota a una velocità di crociera di 290 km/h e un’altitudine di circa 300–600 metri. Basteranno 5-7 minuti per la ricarica ad alta potenza, il tempo minimo per garantire un’autonomia di circa 100 chilometri. Secondo il disegno dei progettisti il velivolo decollerà e atterrerà da un hub costruito ad hoc dal quale i passeggeri potranno proseguire il loro viaggio su veicoli ecologici a guida autonoma, ma in questo secondo caso ci sono oggettive difficoltà tecniche e legali che frenano – anche giustamente – molti Paesi a recepire questa innovazione nei rispettivi Codici della Strada. 

 

 

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