Scuola

A Brescia il 71,5% degli studenti senza cittadinanza italiana è nato in Italia

Secondo gli ultimi dati del Miur, gli studenti stranieri sono il 18,2% degli iscritti. Ma con le seconde generazioni l'integrazione è cambiata
Una classe con bambini originari di diversi Paesi
Una classe con bambini originari di diversi Paesi
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A Brescia gli studenti stranieri, cioè senza cittadinanza italiana, sono 32.747, cioè il 18,2% della popolazione studentesca locale. Insieme a Milano e Modena la nostra provincia è ottava in Italia per presenza di studenti senza cittadinanza italiana in rapporto al totale degli iscritti ed è invece quarta per numero assoluto di studenti stranieri. 

La maggior parte di loro però (71,5%) è nata in Italia, uno dei paesi europei con i requisiti più severi per ottenere la cittadinanza. E proprio le seconde generazioni, cioè i nati in Italia da genitori di provenienza straniera, hanno cambiato significativamente il modo in cui funziona l'integrazione all'interno della scuola, con notevoli passi avanti e persistenti disuguaglianze socio-economiche.

Quanti sono gli studenti stranieri in Italia

Gli ultimi dati del ministero dell'Istruzione (Miur) riguardano l'Italia e sono stati diffusi da Repubblica settimana scorsa: nell'anno scolastico 2022/2023 sono quasi 900mila gli studenti senza cittadinanza italiana, 888.880 per la precisione, in crescita dopo la flessione che si era registrata con la pandemia.

L'ultima pubblicazione ufficiale del Miur è relativa al 2020/21 e segnala infatti un calo della presenza di studenti stranieri nelle scuole italiane per la prima volta. In quell'anno sono stati 865.388, 11mila in meno rispetto all'anno precedente. Nel dossier si ipotizza che il calo, registrato soprattutto nella scuola dell'infanzia che non è obbligatoria e che è frequentata dai bambini dai 3 ai 5 anni, sia dovuto soprattutto a una volontà dei genitori di evitare i rischi del contagio.

Stando al documento del Miur, in totale gli studenti stranieri in Italia rappresentano il 10,3% degli iscritti. Nel grafico qui sotto si vede che fino alla fine degli anni Novanta costituivano una quota poco significativa della popolazione scolastica (sotto l'1%) e solo dal Duemila hanno cominciato ad aumentare.

Il picco di aumento è stato nell'anno scolastico 2007/2008 con quasi 73mila studenti stranieri in più rispetto all'anno precedente, poi la crescita è stata più contenuta, con una stasi nel 2015/2016 e una ripresa fino al 2019/2020.

Quanti sono gli studenti stranieri nel Bresciano

I dati relativi al 2020/21 certificano che la Lombardia è la regione con il numero più alto di studenti senza cittadinanza italiana, 220.771 (25,5% del totale). In Emilia-Romagna gli studenti con cittadinanza non italiana sono il 17,1% in rapporto alla popolazione scolastica regionale, il valore più elevato a livello nazionale. Dopo ci sono la Lombardia con il 16%, al terzo e al quarto posto ci sono la Toscana (14,5%) e il Veneto (14,1%) seguite da Liguria (14,0%), Piemonte (13,9%) e Umbria (13,8%). In generale gli studenti di origine straniera si trovano principalmente al nord (65,3%), poi al centro (22,2%) e infine al sud (12,5%).

Le province con l'incidenza più alta sono Prato, dove il 28% degli studenti è straniero, soprattutto grazie alla numerosa comunità cinese. Le percentuali sono alte anche a Piacenza (23,8%), Parma (19,7%), Cremona (19,3%). In numeri assoluti è Milano la prima in classifica con 79.039 studenti di origine straniera, seguono le province di Roma e Torino, con 63.782 e 39.465 presenze, poi Brescia (32.747).

Per quanto riguarda la Lombardia, dopo Milano è Brescia la provincia con più studenti stranieri, seguita da Bergamo e Monza della Brianza. Se però si guarda al rapporto con il totale degli iscritti nelle scuole, in testa c'è Cremona (19,3%), poi Mantova (19,1%), Lodi (18,5%), Milano e Brescia (18,2%). Cliccando sul grafico qui sotto potete vedere le percentuali e i numeri assoluti degli studenti senza cittadinanza italiana in ciascuna provincia della Lombardia.

Nel Bresciano la maggior parte degli studenti stranieri ha origine europea (13.236) e 4.273 provengono da un paese dell'Unione europea. Seguono l'Africa (10.034), l'Asia (8.673), l'America (796) e l'Oceania (8).

Scendendo nel dettaglio, gli unici dati disponibili nella pubblicazione del Miur riguardano il Comune di Brescia, dove gli studenti con origine straniera nel 2020/21 sono 8.754.

Di fatto però nella grande maggioranza dei casi si tratta solo di provenienze riferite al paese d'origine dei genitori, perché il 71,5% degli studenti senza cittadinanza italiana della provincia di Brescia è nato in Italia. Si tratta di 23.413 bambini e ragazzi nati e cresciuti nel nostro paese senza essere cittadini italiani. Questa situazione si rispecchia al resto d'Italia, dove il 66,7% degli studenti stranieri è nato qui. Nel quinquennio tra l'anno scolastico 2016/2017 e il 2020/2021 il numero degli studenti con cittadinanza non italiana nati in Italia è passato da quasi 503mila a oltre 577mila con un aumento di oltre 74mila persone. Nel dossier del ministero dell'Istruzione viene sottolineato che «le seconde generazioni rappresentano ormai l'unica componente in crescita della popolazione scolastica».

Lo ius sanguinis

La legge attuale sulla cittadinanza, introdotta nel 1992, prevede un unico modo di acquisizione dello status di cittadino italiano che è chiamato ius sanguinis (dal latino, diritto di sangue): un bambino è italiano se lo è (o se lo diventa) almeno uno dei genitori. Un bambino nato da genitori stranieri, anche se nato sul territorio italiano, può invece chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento abbia risieduto in Italia «legalmente e ininterrottamente».

Lo ius sanguinis è stato introdotto quando gli studenti di origine straniera rappresentavano lo 0,32% degli iscritti. Oggi le cose sono molto cambiate e infatti negli anni questa legge è stata molto contestata perché esclude dalla cittadinanza italiana migliaia di bambini e ragazze nati e cresciuti in Italia. Sono stati fatti due tentativi di modificarla: il primo, naufragato, è stata la proposta di introdurre lo ius soli, cioè il diritto alla cittadinanza per chi nasce su un territorio indipendentemente dalla sua provenienza. Il secondo è quello chiamato ius scholae, che stabilisce che un bambino nato o arrivato in Italia prima di avere compiuto 12 anni possa fare richiesta di cittadinanza dopo aver fatto un ciclo scolastico di 5 anni, che può essere composto solo dalle elementari o da alcuni anni di elementari e altri di medie o superiori. La richiesta di cittadinanza potrà essere fatta anche da un solo genitore legalmente residente in Italia. Nell'estate del 2022 il governo Draghi aveva riaperto il dibattito parlamentare sullo ius scholae. Lega e Fratelli d'Italia avevano poi fatto pressione affinché la discussione prevista alla Camera slittasse a settembre. Mario Draghi si è dimesso a luglio e dello ius scholae non si è più parlato. 

Le sfide educative

Rispetto agli anni Novanta e all'inizio degli anni Duemila sono cambiate molte cose all'interno delle scuole a livello di integrazione. «All'inizio il problema principale era l'alfabetizzazione dei bambini, cioè che imparassero l'italiano - ricorda il dirigente dell'Ufficio scolastico territoriale di Brescia Giuseppe Bonelli -, e infatti c'erano docenti apposta per quello. Oggi con le seconde generazioni, che rappresentano la maggior parte degli studenti di origine straniera nelle scuole secondarie, le difficoltà per la lingua sono molto diminuite, anche se andrebbe valutato comunque un potenziamento di risorse in questo senso com'è stato fatto un anno fa per gli ucraini».

Le criticità riguardano semmai le famiglie e a detta di Bonelli sono principalmente di natura sia culturale che economica. «Se i ragazzini sono perfettamente integrati, non si può dire lo stesso di molte famiglie - dice il dirigente -. Lo vediamo dai centri di educazione per adulti (le vecchie scuole serali, ndr), che sono molto frequentati da adulti stranieri per i corsi di alfabetizzazione, soprattutto da donne. Inoltre molte famiglie straniere hanno tendenzialmente redditi più bassi e questo si traduce in possibilità di scolarizzazione inferiore dei figli, che per esempio non possono essere supportati da ripetizioni private se vanno male a scuola». Per Bonelli va infatti letto soprattutto così, in termini di opportunità, il dato che dice che in Italia il livello di abbandono scolastico degli studenti di origine straniera è più elevato rispetto al resto d'Europa (35,4% a fronte di una media nazionale italiana del 13,1%).

L'altro aspetto critico, che per il dirigente dell'Ust di Brescia rappresenta «la nuova frontiera dell'educazione», è dato dalla scelta della scuola secondaria di secondo grado. In Italia i ragazzi e le ragazze senza cittadinanza italiana scelgono prevalentemente istituti tecnici e professionali, con alcune differenze. Gli studenti con cittadinanza non italiana nati in Italia sono più orientati verso gli istituti tecnici e i licei, mentre gli studenti nati all'estero dopo i tecnici scelgono i professionali. In provincia di Brescia si riflette un andamento simile: su 6.910 iscritti senza cittadinanza italiana in una scuola secondaria di secondo grado nell'anno scolastico 2020-21, 3.087 frequentano istituti tecnici, 2.364 professionali, 1.459 i licei.

«In questo caso, a fronte di seconde generazioni che parlano italiano come prima lingua, agiscono cause sia economiche che culturali, che portano molte famiglie di origine straniera a ritenere che sia meglio frequentare una scuola che permetta di avere un lavoro pratico da subito piuttosto che continuare a studiare - spiega Bonelli -. La sfida futura del mondo dell'istruzione sul fronte dell'integrazione si è infatti spostata dalla primaria alla secondaria: la scolarizzazione più alta dei ragazzi e delle ragazze di origine straniera è il nuovo obiettivo che dobbiamo raggiungere, per un discorso di pari opportunità». 

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