Salute e benessere

Perché se cerchi l'hashtag #mia, Instagram si preoccupa per te

Sul social network, un messaggio d'aiuto si propone di intercettare i giovanissimi che rischiano di soffrire di disturbi alimentari
Francesca Renica

Francesca Renica

Caposervizio

In crescita gli adolescenti che soffrono di disturbi alimentari
In crescita gli adolescenti che soffrono di disturbi alimentari

Mia è raggiante, guarda dritto in camera e i selfie le riescono sempre un gran bene. Ana si mette in posa davanti allo specchio in camera, porta la minigonna e ha gambe lunghissime. Sui loro account online hanno pubblicato milioni di post, contano valanghe di follower soprattutto tra i teenager e sono efficaci influencer.

Fin qui, nulla di strano. Se non fosse che Mia e Ana non sono due ragazzine qualunque in cerca di like, ma i diminutivi che indicano alcuni disturbi alimentari e che trovano consenso sul web sottoforma di hashtag: #mia sta per bulimia e #ana per anoressia. Pericolosissimi, perché raggruppano contenuti creati da profili che inneggiano al dimagrimento sconsiderato, proponendo agli utenti frasi come «se sono stanca di vomitare, apro Instagram e guardo le altre che pesano meno di me» o «entrerò nella tua testa e prenderò il controllo della tua alimentazione». Il tutto accompagnato da fotografie scioccanti di ragazze ridotte all'osso: la gara è a chi si vedono di più le costole o le vertebre.

 

 

Una pratica sommersa talmente rischiosa che Instagram è corso ai ripari: se provate a cercare uno di quegli hashtag - così come altri quali #sue (diminutivo di suicide), #thinbody, #wannabeskinny o #restricting - vi compare il messaggio «Possiamo aiutarti? Se stai attraversando un momento difficile e hai bisogno di sostegno, saremmo lieti di aiutarti», insieme all'invito a contattare un amico fidato o a parlare con un volontario di una linea di assistenza. Tra le opzioni di sollievo c'è anche «Scopri cosa può farti stare meglio», che stimola a piccole azioni che altre persone in difficoltà hanno trovato utili per frenare una crisi, cambiare aria o prendersi cura di sé.

La decisione di inserire sul social network questa funzione è stata dettata dall'incidenza del fenomeno dei disturbi alimentari tra i giovanissimi, che negli ultimi anni ha registrato un picco anche grazie alla velocità della Rete e alla sua capacità di rendere tutto virale. In particolare nel mondo patinato dei social, dove la bellezza in serie sta minando l'autostima di una generazione intera e i filtri inneggiano all'idea che la nostra quotidianità debba essere una performance continua e impeccabile.

Dati alla mano, secondo il Ministero della salute i disturbi dell’alimentazione sono più frequenti nella popolazione femminile, mentre gli uomini rappresentano il 5-10% di tutti i casi di anoressia nervosa e il 10-15% dei casi di bulimia nervosa. In quanto a incidenza, per l’anoressia è di 8-9 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi. Per quanto riguarda invece la bulimia, ogni anno si registrano 12 nuovi casi per 100mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi tra gli uomini. Preoccupante è anche il dato che riguarda il progressivo abbassamento dell’età di insorgenza, tanto che tra la femmine sono sempre più frequenti le diagnosi precedenti alla prima mestruazione, fino a casi di bambine di 8-9 anni. 

 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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