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Ossessione selfie, un disagio simile a anoressia e bulimia


Salute e benessere
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9 feb 2020, 16:27
«Videor ergo sum», esisto in quanto vengo osservato da qualcuno

«Videor ergo sum», esisto in quanto vengo osservato da qualcuno

Ne scattiamo almeno 93 milioni al giorno, oltre mille al secondo, una vera e propria ossessione e dipendenza per alcuni, i selfie sono il sintomo di un grave disagio diffuso, che porta a riconoscere noi stessi solo attraverso lo sguardo altrui.

Si tratta di una nuova modalità di fare esperienza del proprio corpo, non dissimile dal disagio nascosto dietro anoressia e bulimia. Lo spiega all'Ansa Giovanni Stanghellini del Dipartimento di Scienze Psicologiche, della Salute e del Territorio dell'Università di Chieti e autore del libro «Selfie - Sentirsi nello sguardo dell'altro» (Feltrinelli). «Videor ergo sum», esisto in quanto vengo osservato da qualcuno, è questo il nuovo io all'epoca dei selfie - spiega Stanghellini. «Il sé, insomma, prende corpò solo attraverso lo sguardo dell'altro, solo perché qualcuno guarda il mio selfie».

Il problema, continua l'esperto, è tanto più acuito dal fatto che «lo smartphone, che consente un numero illimitato di selfie in ogni istante della vita, non è un semplice dispositivo tecnologico estrinseco rispetto al corpo di una persona, come poteva essere una macchina fotografica - rileva l'esperto; è una vera e propria protesi integrata nei nostri corpi, ormai così indispensabile che per molti di noi è difficile immaginare la propria esistenza in assenza di essa».

 

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