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DENTRO LA FABBRICA

«Misurare è crescere» nei laboratori h24 della Techne


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Industria 4.0
12 ott 2017, 07:00

Era attesa. Ed è arrivata. Nei mesi scorsi, Accredia (l’ente italiano di accreditamento per taratura e prove) ha rilasciato il certificato n. 263 alla bresciana Techne. Significa che Techne è in grado di controllare e certificare gli strumenti di taratura dei clienti. In sostanza di misurare chi misura. Per la Techne è una sorta di certificazione di qualità doppia ed arriva in un momento nel quale l’industria che intende innovare ha necessità di avere sul territorio aziende in grado di misurare quello che sta facendo.

È una sorta di pre-condizione per il 4.0. Se innovi e pensi di andare avanti devi anche avere gli strumenti che ti dicono da dove sei partito e dove sei arrivato. Se non misuri in maniera adeguata i risultati sono a rischio.

Una storia, quella di Techne, che avevamo anticipato nei mesi scorsi. Fondata da Davide Peli nel 2008 (allora era poco più che ventenne, oggi di anni ne ha 34) con l’appoggio di due professori dell’Itis di Gardone Valtrompia, oggi Techne ha 21 collaboratori e fa 3 milioni di fatturato. In società è entrato, poco più di quattro anni fa, Alex Valentini che di anni oggi ne ha 26. Azienda sorprendentemente giovane, dunque.

Da un anno circa è nella nuova sede di via della Musia, dalle parti di Sant’Eufemia. È una visita interessante. Sede nuova. Qui è una sorta di piccola cattedrale della misura. Non si produce nulla ma si misura praticamente tutto, oltre a vendere una serie di strumenti di misura, un settore quest’ultimo che avverte l’effervescenza del 4.0 e che segna +35% nel fatturato.

Sede nuova, laboratori nuovi. Sono cinque (il dimensionale, taratura e pressione,temperature e misure elettriche, di prove sui prodotti, di misurazione per conto terzi). Ai laboratori sovrintendono Alfredo Gargaglione e Alex Valentini. Laboratori 4.0. Industria 4.0 ma anche laboratori 4.0, con elevata automazione. I laboratori possono lavorare H24 con certificazione automatica, «il che consente - commenta Valentini - un abbattimento dei margini di errore».

Laboratori - come ama ripetere Davide Peli - «trasparenti, con pareti di cristallo». E quest’idea del far vedere come si lavora e cosa si può fare dentro i laboratori verrà esaltata nei prossimi giorni da un "viaggio virtuale" che ogni cliente potrà fare da internet. Buone prospettive. Le prospettive, per ammissione di Davide Peli, sono positive. Dopo il timbro di Accredia ci si allargherà a misurare nuovi parametri (umidità, pressione, rugosità, eccetera). Si percepisce una sorta di nuova considerazione che le aziende assegnano a chi fa misure.

L’idea di laboratori polverosi e un po’ demodè lascia spazio ai cristalli e alle nuove macchine, ma soprattutto alle nuove esigenze delle aziende che si trovano costrette a dover misurare quel che fanno. Una volta misurare poteva essere un optional, oggi è una necessità imposta dal mercato.

 

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