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DENTRO LA FABBRICA

Porte aperte in Cembre: servono testa e cuore per l'innovazione


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Impresa 4.0
18 apr 2018, 11:03
La visita in Cembre: lo speciale di Teletutto

L’enormità del 4.0 dentro la grande fabbrica; la sfida del dire alcune cose, dell’avanzare suggerimenti, proposte, metter lì qualche riflessione ben sapendo che il mondo nuovo che avanza non può certo trovare sintesi dentro i nostri incontri sulla innovazione. E però si va avanti, con ostinazione, con la speranza che la cosa si diffonda, trovi ascolto, che pian piano - un incontro oggi, una riflessione domani - il mondo dell’industria in particolare trovi il giusto bandolo per affrontare al meglio il nuovo.

E così è stato nei giorni scorsi, nel corso dell’incontro alla Cembre, con Giovanni Rosani (presidente e a.d. dell’azienda quotata) a far gli onori di casa, a dire quel che qui si sta facendo, a sottolineare (con l’orgoglio dovuto) che la Cembre ha (fra i non pochi primati) quello di figurare fra le aziende dove si lavora meglio in Italia.

Servono testa e cuore. Era il titolo dell’incontro che è un po’ sintesi di quel che deve fare l’imprenditore quando si avvicina ad un investimento, con tripla attenzione quando in qualche caso c’è da rivoltare la fabbrica. Giovanni Renzi Brivio (presidente di Project Group e promotore dell’incontro) ci mette dell’altro: «Serve coraggio ed altruismo», dice, riferendosi, in generale, ad un quadro che deve vedere le aziende collaborare, aprirsi, fare rete, come si dice. Ovviamente, preliminarmente serve avere testa, fare un’analisi dei processi, capire dove sta il valore dentro la catena del processo. Fra gli altri, c’è un problema, non piccolo: manca personale specializzato. Su un campione di 2 mila studenti - ha ricordato il presidente di Project Group - il 60% non ha mai sentito nominare alcune delle principali tecnologie cosiddette abilitanti a Industria 4.0. Ci sono, da questo punto di vista, praterie da arare.

La Germania prima di tutti? Beh, su tema 4.0 sì. Un focus curioso, non consueto, interessante per le aziende che lavorano con la Germania, l’ha messo sul tavolo Francesco Buffoli, vicepresidente di Buffoli Transfer, da sempre fornitore di tecnologia ai tedeschi. Domanda: quanto il vostro prodotto o servizio rispondono al paradigma tedesco del 4.0? Domanda non banale considerando che un terzo del nostro export va lassù e considerando che una volta compreso quel che i tedeschi intendono per qualità 4.0 si è già fatta un bel pezzo di strada per capire, tout court, l’idea che i tedeschi hanno della qualità. Francesco Buffoli, con pazienza e dedizione, sul sito della sua azienda ha tradotto e sintetizzato in due ampie pagine le indicazioni che la VDMA (l’associazione dei produttori tedeschi di macchine utensili) intende per 4.0. Ed è là che vi rimandiamo.

Il quadro economico, pur con qualche accenno di rallentamento, resta positivo. Paolo Gesa (responsabile Business Unit di Banca Valsabbina) conferma. In termini generali, la banca ha chiuso il 2017 con impieghi record, e i primi tre mesi 2018 segnano un ulteriore +49%. La banca ha un fondo dedicato a chi fa investimenti innovativi, ma - ha ricordatoGesa alle aziende - ci sono detrazioni fiscali e semplificazioni importanti per chi si volesse quotare. A chiudere un memo che solo in apparenza non c’entra con le aziende: Valsabbina ha fatto una convenzione con Satispay per il cosiddetto borsellino elettronico che ben si presta, in particolare, ai consumi più spicci. È il cosiddetto fintech, ovvero la finanza che sposa la tecnologia. Ma è un modo per avvicinare il mondo (in particolare i più giovani) al nuovo che arriva. Un contributo ad arare le praterie che si ricordavano più sopra.

 

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