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LA SFIDA

Mancano gli specialisti, va bene, ma chi fa qualcosa?


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Impresa 4.0
1 mar 2018, 06:00
Un esterno dell'Itis Castelli, fra i più grandi d'Italia - © www.giornaledibrescia.it

Un esterno dell'Itis Castelli, fra i più grandi d'Italia - © www.giornaledibrescia.it

È uno dei classici esempi della nostra approssimazione, del nostro essere - noi italiani - un po’ sgangherati, pressapochisti, eternamente fiduciosi nel padreterno, sempre dimentichi che le cose non si fanno da sole, che serve un progetto e - soprattutto - serve fiato per raggiungerlo e mantenerlo.

Prendete questa storia del 4.0. Il piano del ministro Calenda ha avuto meriti come pochi: ha rimesso al centro l’idea che l’industria italiana può avere un futuro, perchè sarà pur vero (come dice Giuliano Noci) che gli italiani «sono più bravi di quel che pensano», ma è altrettanto vero che siamo campioni in pressapochismo. Geniali e un po’ pasticcioni, via.

Allora: via al piano Calenda, le aziende capiscono la sfida in capo del 4.0 e delle tecnologie digitali, le agevolazioni fiscali fanno da benzina. Un successo. Evviva. Manco il tempo di gustare appena appena il piacere di una cosa che va ed ecco che arriva un problema non da poco: mancano specialisti, manca gente preparata a far andare queste nuove tecnologie, mancano tecnici, mancano periti ed ingegneri che possano alimentare e far crescere il tutto.

 

 

Non è un problema solo italiano, ma questo non solo non consola ma aggrava, semmai il problema. Perché il 4.0 è scoppiato anche in Germania, ma almeno dalla loro i tedeschi hanno una struttura scolastica che già oggi sforna più o meno 800 mila periti l’anno. Ma siamo indietro. Noi siamo - parole del ministro Calenda - a 8mila.

Con tutto il rispetto per il ministro, credo che per fortuna i periti sfornati ogni anno dai nostri Its siano un diecimila. Ma sono pochi, drammaticamente pochi. Arriviamo alla commedia di aziende che contattato i ragazzi già alla terza. Stesso discorso per gli ingegneri, con l’aggravante ricordata: i tedeschi hanno avviato, e non da oggi, una campagna di ingaggi su scala europea. I grandi gruppi tedeschi stanno facendo campagne nelle università per portare a Stoccarda o Monaco i nostri laureati e questo è un disastro.

Lo stanno facendo su scala industriale in Spagna (5mila laureati l’anno), sta accadendo la stessa cosa in Italia. Bene, meglio: male.Ma dove ci porta questo discorso? Sulle grandi cose, sulle tendenze dalle quali noi siamo esclusi, poco o nulla possiamo fare. Ma qualcosa - qui e subito - si potrebbe fare. Qui a Brescia, intendo dire. Ogni giorno più o meno, anche noi leggiamo di aziende che cercano personale, tutti a dire che mancano ingegneri o periti. Il ministro ci mette il sovrappiù di lanciare un piano ambizioso: 100 mila periti Its nel giro di qualche anno. Siamo, come detto, a circa 10mila.

Piano ambizioso, non c’è che dire. Ma per avere 100mila periti fra 4-5 anni bisognerebbe avere corrispondenti iscrizioni nelle scuole. Perchè serve tempo (4-5 anni, appunto) per fare un perito. Ma chi si sta muovendo? Ha senso dire che servono periti se poi altro non si fa. Per dire: servirebbe - come minimo - raddoppiare o triplicare le scuole, le aule, i professori. C’è in giro qualche cantiere che voi sappiate? Se lo vedete o se avete notizia di progetti fatemi un fischio. Grazie.

 

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