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LA RICERCA

Infermieri e camerieri sono salvi, alert per i ragionieri


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Impresa 4.0
8 apr 2018, 06:00
Dentro la cabina di comando all’interno di un'acciaieria - © www.giornaledibrescia.it

Dentro la cabina di comando all’interno di un'acciaieria - © www.giornaledibrescia.it

Con le nuove tecnologie è esplosa la ricerca per adottare all'interno delle aziende le cosiddette soluzioni per l'Industria 4.0. Fino ad oggi si è parlato spesso, o quasi esclusivamente, dei vantaggi e degli ostacoli che questa rivoluzione porterà alle imprese… Ma cosa sta succedendo invece ai dipendenti?

Senza dubbio alcuni settori soffrono più di altri. Comparti dove le macchine e le nuove tecnologie tagliano diversi posti di lavoro, in primis il manifatturiero, che nel Bresciano ha sempre giocato un ruolo incisivo. Va detto però che, almeno sul piano nazionale, in questo ramo l'Italia è in netto ritardo rispetto agli standard europei e le pmi stanno faticando non poco a dotarsi delle giuste tecnologie e delle figure professionali adatte a progettare dei piani di lungo termine.

Secondo i dati Istat, solo 6 comparti su 22 stanno investendo nel manifatturiero 4.0. Si tratta, per lo più, di aziende automobilistiche, dell'elettronica, la farmaceutica e la metallurgia. Nei servizi l'interesse appare invece maggiore che nell'industria, con 10 settori su 26 che vi hanno investito nel 2017.

Quali saranno dunque le professioni del futuro e quali quelle a rischio? L'Istituto di statistica ha rilevato 27 ruoli con una buona stabilità e 24 figure lavorative in pericolo nei prossimi anni. Tra le prime troviamo gli addetti all'assistenza delle persone, il personale addetto all'imballaggio e al magazzino, i commessi alle vendite al minuto e diverse professioni legate alla ristorazione. A esse si affiancano ruoli più specializzati, come gli addetti agli affari generali o i tecnici della produzione manifatturiera e gli analisti. Pare roseo il futuro pure per alcune professioni sanitarie riabilitative.

A rischio sono invece i lavoratori manuali, come muratori, carpentieri, manovali e le professioni legate al lavoro d'ufficio amministrativo (contabili, addetti alle funzioni di segreteria e all'immissione dei dati). Le nuove tecnologie, in questi ambiti, lascerebbero poco spazio alla componente umana. L’antidoto? Conoscere. L'arma migliore per combattere paura e preoccupazione è la conoscenza.

Lo sanno bene i ricercatori di The European House-Ambrosetti, che hanno realizzato uno studio intitolato «Tecnologia e lavoro: governare il cambiamento», con l'obiettivo di fornire una stima realistica dell'impatto che le nuove tecnologie avranno sull'occupazione e sul mercato del lavoro in Italia nei prossimi 15-20 anni. Il punto di partenza, a cui si sono ispirati gli autori della ricerca, è l'articolo scientifico «The Future of Employment: How susceptible are jobs to computerisation?» di C.B. Frey e M.A. Osborne, che identifica 702 professioni, individuando il loro grado di suscettibilità all'automazione.

Le stime di Frey e Osborne sono poi state rielaborate dai ricercatori Ambrosetti e trasformate in percentuali di rischio di sostituzione. Le dieci professioni a maggior rischio sono: televenditore, raccoglitore di informazioni on e off-line, operatore di intervento per problemi standard nelle fognature, tecnico matematico, agente assicuratore, riparatore di orologi, agente di carico e trasporto merci, consulente per la preparazione della dichiarazione dei redditi, operatore di sviluppo foto e ragioniere. I ricercatori dicono a chiare lettere che, secondo le loro stime, sarebbero ben 3,2 milioni i posti di lavoro a rischio di sostituzione nei prossimi 15 anni, il 14.9% del totale. Per creare questi posti di lavoro - spiegano i ricercatori - l'Italia deve «cogliere le opportunità offerte dall'automazione e dall'innovazione" e operare scelte "finalizzate a gestire il cambiamento invece che subirlo».

 

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