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LA CONGIUNTURA

Denaro più caro e meno disponibile, «è preoccupante»


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Impresa 4.0
18 dic 2018, 15:16
Paolo Gesa, responsabile della Business Unit di Valsabbina

Paolo Gesa, responsabile della Business Unit di Valsabbina

Quando si parla di spread pare di parlare di cose lontane. In realtà, il differenziale fra i titoli di Stato tedeschi e i nostri Btp altro non è che un termometro che misura la nostra affidabilità. I titoli tedeschi sono, come suol dirsi, un benchmark, un riferimento, e più cresce la differenza (lo spread, appunto) con i tedeschi vuol dire che i nostri sono meno affidabili. E quindi costa tutto di più.

Paga di più lo Stato italiano per far sottoscrivere i suoi (i nostri) titoli, costa di più il denaro perché le banche italiane quando si approvvigionano di soldi sui mercati internazionali devono pagare il maggior rischio. È un po’ l’effetto di quella che chiamiamo incertezza politica che nello specifico trova l’immagine più evidente nello scontro con l’Europa. «E quindi, e ancora una volta, costa tutto di più», è la sintesi di Paolo Gesa, manager di Banca Valsabbina, in particolare responsabile dell’area per le aziende.

«Le imprese devono pagare di più se vengono in banca a chiedere un finanziamento per fare un investimento. Stessa cosa per le famiglie se vogliono un mutuo per comprare casa. Va aggiunto che, per ora, i tassi sono ancora abbastanza bassi ma da ottobre ad oggi l’interesse sui mutui è comunque aumentato mediamente del 15%». «Aggiungerei anche un’altra considerazione - dice sempre Paolo Gesa. Ovvero: in una situazione con alto spread, le banche hanno qualche problema in più a erogare credito. La ragione è a suo modo semplice: le banche sono i maggiori detentori di titoli di Stato. Se lo spread sale, cala il valore dei titoli che detengono in portafoglio e quindi cala il loro patrimonio. Ma poiché le banche possono erogare credito in rapporto al patrimonio ecco che avranno meno soldi da prestare a imprese e famiglie».

Sembra stia delineando una situazione che ci riporta agli anni duri del 2009-2012... «Ad oggi fortunatamente non siamo in quella situazione e, ripeto, bisognerà vedere come si muoverà lo spread. Ma cero questa è una situazione preoccupante, per le banche e le aziende. Inutile girarci attorno: gli imprenditori sono preoccupati e quindi - inevitabilmente - stanno rallentando gli investimenti. E gli investimenti con l’export sono la voce che fa crescere il Pil. Nel 2017, in particolare, grazie all’effetto degli incentivi 4.0 si è avuto un bel balzo. Ma oggi siamo in pesante riflessione perché, oltre al quadro macroeconomico (lo spread) c’è anche incertezza sul quadro complessivo degli incentivi 4.0».

E l’incertezza è la situazione peggiore per il mercato... «Infatti: nell’incertezza resto fermo, dicono le imprese. Ma se si sta fermi il Pil non sale...». Per tornare a latitudini a noi più vicine, la banca cosa conta di fare in questa situazione? «Diciamo che il 2018 che ormai di fatto è chiuso, noi abbiamo fatto nuove erogazioni per 600 milioni a imprese e famiglie. Abbiamo l’obiettivo di arrivare a 2 miliardi di nuovo erogato in tre anni. Abbiamo anche la fortuna di operare in due regioni (Lombardia e Veneto) che sono un po’ le locomotive italiane, fra le più dinamiche a livello europeo. In queste regioni facciamo impieghi ma anche la raccolta. Andiamo raramente sull’interbancario, quindi non paghiamo "pedaggio" per lo spread più alto e quindi possiamo permetterci di fare impieghi a costi più contenuti. Detto tutto questo - conclude il responsabile della Business Unit di Banca Valsabbina - confermiamo il nostro fondo da 20 milioni a sostegno delle aziende che investono in innovazione. La speranza di tutti è che l’attuale sia solo una parentesi, speriamo la più breve possibile, e che nei prossimi mesi si possa assistere ad una ripresa degli investimenti».

 

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