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Da Vinci 4.0 sbarca in città: tocca ai tecnici del Castelli


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Impresa 4.0
6 dic 2019, 10:22
L’ingresso dell’Itis Castelli a Brescia - © www.giornaledibrescia.it

L’ingresso dell’Itis Castelli a Brescia - © www.giornaledibrescia.it

In città l’istruzione tecnica ha un indiscutibile punto di riferimento. Il Benedetto Castelli è da tempo il principale ente formativo in questo settore nel capoluogo bresciano. Lo dimostrano i numeri, 2.200 studenti e circa 500 nuove richieste di iscrizione ogni anno, lo conferma anche il grande interesse che le aziende del territorio dimostrano. Tante sono le partnership con le imprese, che guardano al Castelli, forte anche di un nuovo laboratorio dedicato allo scomparso fondatore della Metalwork Erminio Bonatti, come fucina per potenziali operatori e nuovi talenti.

E proprio qui farà vela lunedì 9 dicembre il tour del Da Vinci 4.0, seconda edizione del progetto ideato dal Giornale di Brescia e realizzato in collaborazione con Talent Garden e TheFabLab. Si tratta di una conferma, visto che anche l’anno scorso la scuola diretta da Simonetta Tebaldini aveva preso parte all’iniziativa, concorrendo anche nell’hackathon finale pur non riuscendo a cogliere il successo. E sarà forse anche questo uno stimolo in più per i circa cinquanta ragazzi che saranno testimoni e attori della lezione tenuta da Massimo Temporelli, selezionati tra le classi quarte e quinte degli indirizzi meccanico, chimico, informatico ed elettronico.

«I ragazzi devono essere stimolati perché dentro di loro c’è una grandissima voglia di apprendere e di conoscere ciò che li circonda - sottolineava appena pochi mesi fa la dirigente scolastica -. Hanno voglia di misurarsi con il mondo che esiste fuori dai confini italiani, con una capacità di visione europea e globale che mancava alle generazioni precedenti. Non sono chiusi nei loro universi e questo è il più grande messaggio di speranza che arriva dalle scuole».

E quale modo migliore di stuzzicare la loro fantasia, e al contempo di metterli davanti alla necessità di agire in prima persona, se non coinvolgerli direttamente? Il pregio dei faccia a faccia tenuti da Temporelli sta proprio in questo, nello stimolare direttamente gli studenti. Le lezioni frontali sono di certo ancora utili in determinati momenti e in particolari materie. Serve però anche ripensare la didattica e il modo di approcciarsi all’insegnamento. Fare domande ai giovani, chiedere loro di alzarsi in piedi e di spiegare ciò che pensano o hanno fatto (come i progetti realizzati a casa o a scuola), è un modo per tenere viva l’attenzione e insieme responsabilizzare.

D’altro canto la trasformazione digitale richiede proprio questo. Se le tecnologie andranno a soppiantare il lavoro umano nell’esecuzione di mansioni ripetitive, diventeranno altre le competenze necessarie e richieste: in primis quelle tecniche ma al contempo aspetti più relazionali e di ragionamento (le cosiddette soft skill). Il maggior punto di forza di Da Vinci 4.0 forse sta proprio in questo. Si entra nelle scuole e si dice ai ragazzi di non abbassare lo sguardo e di esporsi. L’hackathon è il culmine di questo approccio educativo. Qui gli studenti saranno soli dinanzi ad un problema e dovranno dirimerlo con conoscenze tecniche, fantasia e caparbietà. Per i giovani del Castelli si apre quindi un nuovo capitolo di questa sfida. A loro il compito di stupire e di stupirsi.

 

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