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Futuro non fa rima con distopia

La paura per le «invasioni» tecnologiche e il ruolo del uomo nel mondo che verrà
Una bambina e un robot - © www.giornaledibrescia.it
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Quello che leggerete ora non è stato scritto da un software. La prova di ciò non sta tanto nell’affermazione in sè, anche un algoritmo se programmato per farlo potrebbe affermarlo, quanto in quelle più o meno piccole imperfezioni che un testo umano può contenere al suo interno.

Ebbene sì, tecnicamente l’uomo è imperfetto, una macchina invece tende ad avvicinarsi sempre più alla perfezione. È infatti questo che le si chiede di fare, lavorare bene, velocemente e senza errori. Chi vorrebbe mai una macchina per il caffè che prepara un cappuccio sbagliato, una calcolatrice che sbaglia un’addizione o, per allargare il campo, un programma che misura male la capacità portante di un ponte? Nessuno, c’è da scommetterci.

Parlare però di tecnologia comporta anche altro, perchè i calcolatori stanno entrando, qualcuno direbbe invadendo, non solo il mondo fisico ma anche quello immateriale, quello della coscienza, del pensiero, dell’emotività. Quest’affermazione è in tutto e per tutto umana.

Siamo noi infatti che vediamo nella tecnologia, intelligenza artificiale in primis, una minaccia alla nostra umanità. Noi, non la macchina. Noi che siamo creatori di quei cervelli digitali, che siamo in grado di controllarli e di scegliere a cosa destinarli. Perchè la tecnologia non è buona o cattiva, la tecnologia è o non è. Siamo noi a connotarla, noi a darle un fine buono o cattivo, non è lei che «pensa» di commettere questa o quella azione. Semplicemente pensa di dover pensare, questo le abbiamo insegnato.

Se preoccupazioni possono, (devono?) esistere sono semmai legate ad altri aspetti: in quante poche mani questa potenza tecnica si stia concentrando, o di quanto ancora si sia indietro da un punto di vista giuridico nel regolamentare questo selvaggio nuovo mondo. Lasciamo le macchine fare le macchine, noi umani facciamo gli umani. Perchè l’unica distopia che può spaventarci è quella creata da noi stessi.

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