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Tra il vàg e il sulìf per sfuggire alla rete


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21 ago 2022, 14:48
Una veduta della Valle Camonica - Foto © www.giornaledibrescia.it

Una veduta della Valle Camonica - Foto © www.giornaledibrescia.it

Ma allora è vero che attraverso i cellulari c’è una rete che ci osserva e che sa esattamente dove siamo e cosa stiamo facendo! Il fatto è che mentre guido lentamente in Altacamunia l’algoritmo di Youtube mi propone in successione due straordinarie voci nere: Louis Armstrong e subito dopo Aretha Franklin. Il primo con «On the sunny side of the street» (letteralmente «Sul lato soleggiato della strada», un gioioso swing che invita a mollare le tristezze e a passeggiare alla luce del giorno) e la seconda con «The dark end of the street» (letteralmente «Al capo oscuro della strada», struggente rhythm and blues che racconta il dolore di un amore clandestino). Niente di che, direte voi.

Il fatto è che sto risalendo un tratto di valle che si sviluppa da Ovest a Est. Così a sinistra ho il versante soleggiato (al sulìf, dicono da queste parti) e a destra quello ombroso (al vàg).

Mi ha sempre affascinato il termine vàg perché ogni volta mi richiama all’orecchio le leopardiane «vaghe stelle dell’Orsa». L’assonanza c’è, senza dubbio. Ma l’origine è completamente diversa. L’aggettivo italiano «vago», infatti, deriva dal latino «vagus» (che significa indistinto, indefinito), il bresciano vàg - così come il toscanizzante «bacìo» - viene invece dal latino «opàcus / opacìvus» (opaco, ombroso). E così a sinistra ho «the sunny side of the street» (l’antica Via Valeriana, i soleggiati borghi storici) e a destra «the dark end of the street» (i sentieri interrotti che si inoltrano nell’oscurità dei boschi).

Resto in bilico tra due diversi fascini. E nel dubbio spengo il cellu.

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