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Il sushi tiene dopo il botto, ma non oscura spiedo e polenta


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30 ago 2019, 15:38
La preparazione del ramen richiede fino a 20 ore

La preparazione del ramen richiede fino a 20 ore

«A me ma piàs el spet bresà». È questa la tipica risposta di un bresciano alla domanda «preferisci il sushi o il sashimi?». Risulta da un giro d’interviste (senza pretese di esaustività) cui ha risposto una cinquantina di persone, tra le quali sono soprattutto gli over 70 e i residenti nei paesi ai limiti della provincia a diffidare ancora oggi dei ristoranti orientali.

Va detto che, comunque, ad ogni paio di estimatori di casonsèi e bossolà si contrappone un buon numero di persone che si lascia tentare dal fascino della cucina orientale. Angelo, 79 anni, pensionato, è il portavoce dell’orgoglio culinario bianco e blu: «Non disprezzo assolutamente i piatti asiatici - spiega - ma trovo che il coniglio con la polenta sia imbattibile».

Sul fronte opposto si schiera Sara, 28 anni, impiegata, che è invece una sostenitrice esemplare dei sapori del Sol Levante: «Il sushi - fa notare la giovane - è una soluzione gustosa, sana e pratica nel contesto delle giornate veloci che viviamo. Basta anche ordinarlo take-away per avere comodamente a casa una cena che accontenta palato e salute».

Secondo i dati registrati dalla Camera di Commercio di Brescia (risalenti alla fine del 2017), sono soprattutto gli imprenditori di origine cinese a offrire servizi di ristorazione, con 214 attività presenti sul territorio. Nel 2015 i ristoranti orientali ammontavano a 206: il numero è rimasto pressoché invariato dopo il boom di aperture verificatosi negli anni compresi tra il 2011 e il 2015. A crescere, invece, è la discreta notorietà online che vanta un centinaio tra questi ristoranti, come si evince dalle numerose recensioni sulle principali piattaforme online, tra le quali Google Maps e TripAdvisor.

Per quanto riguarda in particolare quest’ultimo, canale d’eccellenza dei recensori «fai da te», balza all’occhio nella top 30 dei ristoranti di Brescia il Dhabbu, con cucina puramente asiatica gestita da bresciani, che batte anche numerose realtà «storiche» della ristorazione del centro cittadino. Chi la spunterà tra la ristorazione bresciana e quella orientale? Probabilmente nessuna delle due, che sono destinate piuttosto a una felice convivenza, se è vero che da una parte ci sono giovani bresciani che ritornano ai «mestieri di una volta» anche nel settore gastronomico, come nel caso dei panificatori agricoli urbani under 35; e dall’altra estimatori, anche over 50, che sanno bene come «ristorante giapponese» non significhi solo sushi né comporti necessariamente la rinuncia alla propria tradizione.

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