Cresce, in modo significativo, la ricerca e la domanda di abitazioni di vecchia costruzione, vetuste e comunque energivore (oltre l’80% delle domande sul totale) per poi riqualificarle chiedendo l’accesso alla maxi detrazione fiscale del 110%. Il dato arriva da uno dei principali gruppi italiani specializzati nella vendita di immobili ed è un segnale eloquente di come il mercato abbia compreso le opportunità dell’iniziativa lanciata nei mesi scorsi dal decreto Rilancio. Acquistare un immobile da ristrutturare per godere delle agevolazioni fiscali previste per legge (agevolazioni a 360 gradi, non c’è solo il superbonus) può rivelarsi un affare, soprattutto dopo la recente disposizione che estende il 110% anche ai casi di demolizione e ricostruzione dell’edificio.
La complessità del Bonus Casa 110% viene segnalata su più fronti, ma non ne toglie la convenienza. Ne è convinto anche il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Brescia, Michele de Tavonatti: «È necessario ridurre la complessità, reale e percepita, delle diverse detrazioni edilizie, che oggi pesano sul bilancio dello Stato per 10 miliardi di euro l’anno. Ecco perché il nostro Consiglio nazionale ritiene che sia necessario un completo riordino delle norme con un "Testo unico delle interpretazioni" che venga incontro agli operatori ed ai contribuenti. Non solo, l’Agenzia Entrate produce utili guide sulle detrazioni edilizie, che spesso risultano superate nel giro di poco tempo da chiarimenti di prassi, risposte a interpello dei contribuenti».
Nei giorni scorsi il Consiglio nazionale dei commercialisti ha avanzato una serie di proposte sul Bonus Casa 110% in audizione parlamentare. «Abbiamo chiesto una proroga, almeno fino al 31 dicembre 2024, del termine finale fino a decorrenza del quale le spese sostenute per interventi agevolati possono beneficiare del superbonus al 110% - spiega il presidente dei commercialisti de Tavonatti -. Lo strumento ha grandi potenzialità ed ha suscitato interesse. Ma l’arco temporale dato è irrealistico, anche al netto delle tragiche vicissitudini, derivanti dalla pandemia in corso, che stanno complicando e limitando l’operatività decisionale, progettuale ed esecutiva di tutti. Il bonus va rifinanziato utilizzando parte dei fondi del Recovery Fund».




