Qui Europa

Sì dei 27 alle sanzioni contro i coloni violenti, ira di Israele

BRUXELLES - Un passo importante per alcuni, un passo non sufficiente per altri. Ad ogni modo, un primo step dopo mesi di stallo. I ministri degli Esteri dei 27 Paesi Ue hanno trovato l'intesa sulle sanzioni contro i coloni israeliani violenti, lanciando così un segnale politico - e poco più che simbolico - al governo di Benjamin Netanyahu sulla situazione in Cisgiordania. Il raggiungimento dell'accordo consolida, allo stesso tempo, il nuovo corso dell'Ungheria di Peter Magyar sul fronte delle politiche comunitarie. Finora era stata Budapest a mantenere il veto sulle misure, sulle quali era necessaria l'unanimità.

I ministri degli Esteri hanno raggiunto un'intesa politica, che dovrà poi essere formalizzata dai 27 Rappresentanti Permanenti. Di fatto, i coloni sanzionati per le violenze nei confronti dei palestinesi entrano nella black list europea. Il loro numero è esiguo - si aggirerebbe attorno alla decina tra individui e entità - e non comprende i due ministri estremisti, Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. Per ora, tuttavia, è l'unico punto sul quale l'Ue è riuscita a trovare una quadra, accompagnandolo inoltre da nuove sanzioni nei confronti di Hamas. Ma è bastato questo a scatenare l'ira del governo Netanyahu.

"Respingiamo fermamente la decisione di imporre sanzioni a cittadini e organizzazioni israeliane. L'Ue ha scelto in modo arbitrario a causa delle sue opinioni politiche e senza alcun fondamento", ha sottolineato su X il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar. "L'Ue è antisemita. L'impresa degli insediamenti non si fermerà: continueremo a costruire, piantare, proteggere e insediarci in tutta la Terra d'Israele'', è stata la reazione, ancor più furiosa, di Ben-Gvir.

L'intesa - per la quale ha lavorato sottotraccia l'Alto Rappresentante Kaja Kallas - è stata invece definita "un passo importante" dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il titolare della Farnesina, alla riunione, ha anche condannato le violenze nei confronti dei cristiani in Libano, Israele e Cisgiordania. "Sono troppe e inaccettabili", ha rimarcato Tajani, proprio nel giorno in cui l'Idf ha reso noto che il soldato fotografato mentre infilava una sigaretta in bocca a una statua della Vergine Maria nel sud Libano è stato condannato a 21 giorni di carcere militare. Al soldato che ha scattato la foto, invece, sono stati comminati 14 giorni di detenzione. I segnali dell'Ue nei confronti di Netanyahu per ora si fermano qui. La proposta franco-svedese di imporre dazi - alzando quelli già esistenti - ai prodotti degli insediamenti israeliani in Cisgiordania è partita zoppa, non avendo il consenso necessario.

Berlino, ancora una volta, ha frenato ogni chance di via libera spiegando che la proposta "potrebbe instabilità". L'Italia ha preso tempo, e attenderà le mosse della Commissione, incaricata di avanzare una proposta a riguardo. Il gruppo dei 'falchi' nei confronti del governo Netanyahu non ha però alcuna intenzione di mordere la presa. "L'Ue deve agire, non possiamo continuare a rimanere spettatori passivi", ha sottolineato Helen McEntee, ministra degli Esteri dell'Irlanda, che dal primo luglio prenderà la presidenza di turno.

Nel giorno delle prime sanzioni ai coloni israeliani Bruxelles ha anche dato una svolta al percorso di riabilitazione della Siria. Il Consiglio Ue ha posto fine alla sospensione dell'accordo di cooperazione con Damasco e ha dato vita al primo dialogo politico di alto livello con il nuovo governo. E la Siria ha replicato offrendo una potenziale sponda alla crisi energetica. "Abbiamo un ruolo nel garantire le catene di approvvigionamento. Potremmo essere una via alternativa quando altre parti della regione sono destabilizzate", il ministro degli Esteri Asaad Hassan al-Shaibani
   

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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