Ospedali di comunità: sette sono attivi, cinque aprono entro il 2026

L’Ospedale di Comunità è una struttura sanitaria della rete territoriale destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica e per degenze di breve durata (massimo 30 giorni) con, di norma, 20 posti letto. Può avere una sede propria oppure essere ubicato all’interno di presìdi sanitari polifunzionali, strutture residenziali o ospedali per acuti, pur rimanendo riconducibile all’assistenza territoriale.
I pazienti provengono dal proprio domicilio, su segnalazione del medico di medicina generale, da altre strutture residenziali (es. Rsa), dai presìdi ospedalieri per acuti, ossia pazienti in dimissione dagli ospedali che necessitino di un ulteriore periodo di ricovero con assistenza infermieristica continuativa, o dal pronto soccorso.
Dove sono
Entro il 2026 in provincia di Brescia ne dovrebbero essere operativi 9 pubblici, finanziati con i fondi del Pnrr, ma, ad oggi, ne sono attivi solo 4, ossia gli Ospedali di comunità di Leno, Brescia, Orzinuovi e Prevalle. Quest’ultimo, però, è stato chiuso da inizio maggio a dopo l’estate, per consentire alla Asst Garda di garantire agli infermieri il diritto alle ferie e mantenere operative le attività «core». Accreditato per 20 posti letto, ne utilizzava la metà (con tasso di occupazione, da gennaio a maggio, del 95%) sempre per via della carenza di infermieri, problema pesante che riguarda tutta l’Italia. Quella di Prevalle, ora chiusa, in realtà era la sede temporanea dell’Ospedale di Comunità; quella definitiva è in costruzione a Lonato: i lavori continuano.
In un futuro, che dovrebbe essere prossimo, termineranno i cantieri di Esine, Palazzolo sull’Oglio e Nozza di Vestone, mentre nel 2026 saranno pronte anche le strutture di Gardone Valtrompia ed Edolo. A questi 9 Ospedali di comunità pubblici si aggiungono i tre privati, già operativi, accreditati a contratto da Ats Brescia: lo Zaffiro di Buffalora (della Zaffiro Nord Srl), attivo da luglio 2024, il Genesaret di Desenzano (Cooperativa Raphael), che ha avviato l’attività in agosto, e la struttura della Fondazione Richiedei di Gussago, inaugurato nel febbraio 2025. Riassumendo, a regime, alla Asst Spedali Civili faranno capo due Ospedali di comunità (Brescia e Gardone Val Trompia), altrettanti all’Asst Val Camonica (Esine e Edolo) e alla Asst Franciacorta (Orzinuovi e Palazzolo sull’Oglio), mentre tre strutture si collocheranno nel territorio della Asst Garda (Prevalle, Leno e Nozza di Vestone). Saranno quindi disponibili 180 posti di degenza breve negli ospedali di comunità pubblici e 60 in quelli privati-accreditati.
Il contesto nazionale
Il Pnrr, approvato nel 2021, prevedeva l’attivazione di 400 Odc in tutto il territorio nazionale, obiettivo ridotto successivamente, nell’ambito della rimodulazione del Pnrr, ad «almeno» 307 Ospedali di comunità entro il 2026.
Ma l’Ospedale di comunità non è stato «inventato» dal Pnrr, poiché alla metà del XIX secolo in Inghilterra strutture simili venivano definite «cottage hospitals» o «general practitioners’ hospitals», indicando, nel primo caso, la caratterizzazione prettamente locale e circoscritta della struttura e, nel secondo, la presenza di medici del territorio come responsabili effettivi e diretti della gestione. L’obiettivo primario di queste strutture era quello di offrire assistenza alle popolazioni rurali, distanti dai principali centri urbani e, quindi, dai presìdi ospedalieri maggiormente attrezzati.
Oggi, con il loro inserimento nell’articolazione complessiva del Servizio sanitario nazionale, gli Ospedali di comunità dovrebbero diventare un elemento integrato nella rete complessiva dei servizi, assumendo un ruolo di «ponte» tra assistenza primaria e secondaria, alleggerendo il carico sulle strutture ospedaliere, riducendo gli accessi impropri al pronto soccorso o ad altri servizi sanitari, facilitando il trasferimento dei pazienti dalle strutture ospedaliere per acuti al proprio domicilio.
Servono infermieri
Dal punto di vista assistenziale, l’Ospedale di Comunità ha una gestione prevalentemente infermieristica (figura carente in Italia e anche nella nostra provincia) e prevede la presenza di un coordinatore infermieristico, coadiuvato da un’equipe di infermieri e Oss, presente nelle 24 ore e commisurata al numero dei pazienti ricoverati.
È, tuttavia, assicurata l’assistenza medica, nelle ore diurne, tramite personale medico dedicato, anche in collaborazione con i medici di medicina generale del territorio e viene garantita la possibilità di attivare medici specialisti e l’intervento di ulteriori figure professionali (come i fisioterapisti). La responsabilità clinica dei pazienti può essere attribuita a un medico di medicina generale, a un medico dipendente del Ssn o a un medico incaricato dalla struttura (per gli Ospedali di comunità privati).
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