Umbria ed Emilia-Romagna, le elezioni regionali hanno peso nazionale

Nel 2024 il centrosinistra si preso solo la Sardegna. A destra Liguria, Abruzzo Piemonte e Basilicata
Un'urna per le elezioni regionali - Foto © www.giornaledibrescia.it
Un'urna per le elezioni regionali - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Il voto regionale in Emilia-Romagna e Umbria del 17 e 18 novembre chiude un anno elettorale molto fitto per l’Itala. Nel corso del 2024, oltre alle Europee e alla Amministrative, si è già votato in 5 Regioni.

Bilanci. L’ultima chiamata alle urne, il 27 e 28 ottobre, è stata la Liguria che ha visto la riconferma della coalizione di centrodestra con la vittoria del sindaco di Genova Marco Bucci sull’ex ministro della Giustizia, il dem Andrea Orlando. Si era iniziato a febbraio con il voto in Sardegna che si è tradotto fino ad oggi nell’unico cambio di colore politico dell’esecutivo regionale, la pentastellata Alessandra Todde, sostenuta dal campo «medio» (tranne i renziani e Azione), ha battuto il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu.

Il 10 e 11 marzo in Abruzzo il presidente uscente di Fratelli d’Italia Marco Marsilio si è confermato superando l’indipendente Luciano D’Amico, appoggiato dal campo «larghissimo» (da M5s a Italia Viva). Ad aprile (il 21 e il 22 aprile) è stata la volta della Basilicata con il centrodestra che ha confermato l’ex generale della Finanza, Vito Bardi (in quota Forza Italia e sostenuto dal Terzo Polo) contro Piero Marrese, arrivato fiaccato al voto dopo una lotta intestina con Angelo Chiorazzo.

A giugno in contemporanea con le elezioni europee si è votato in Piemonte e il centrodestra ha confermato Alberto Cirio che ha superato la candidata del centrosinistra Giovanna Pentenero e l’esponente del Movimento 5 Stelle Sarah Di Sabato. Si arriva all’ultimo appuntamento elettorale dell’anno con il centrodestra avanti 4-1 nelle sfide regionali.

Sfide odierne

Ora l’attenzione è tutta su Emilia-Romagna e Umbria per il prossimo fine settimana, ed in particolare su Bologna dove dopo le ultime tensioni sono arrivate anche le ultime provocazioni di Salvini sui centri sociali.

Se come sempre i voti amministrativi presuppongono dinamiche diverse rispetto alle elezioni nazionali, questa volta le urne esprimeranno anche segnali importanti per le prospettive dei principali partiti. In entrambe le Regioni, le urne saranno aperte dalle ore 7 alle 23 del 17 novembre e dalle ore 7 alle 15 del 18 novembre.

In Emilia -Romagna i candidati principali alla successione di Stefano Bonaccini sono Michele De Pascale, per il centrosinistra, ed Elena Ugolini, per il centrodestra. De Pascale è sindaco di Ravenna dal 2016, mentre dal 2018 presiede l’Unione delle province d’Italia. È considerato un riformista e, alle primarie del 2023 del Partito democratico, ha abbracciato la mozione Bonaccini. Guida una coalizione larga, in cui insieme al Pd i renziani coesistono con il M5s. Ugolini, che è stata sottosegretaria all’Istruzione durante il governo Monti, è preside dal 1993 delle scuole paritarie d’eccellenza Malpighi, a Bologna e può contare sul sostegno della tradizionale coalizione del centrodestra, con FdI, Forza Italia, Lega e Noi Moderati.

In Umbria la presidente uscente Donatella Tesei, espressione del centrodestra, è in corsa contro la sfidante Stefania Proietti, sindaca di Assisi e sostenuta dalla coalizione formato extra large, compresa Italia Viva.

Due consultazioni che sono un gustoso antipasto per le 6 Regioni al voto nel 2025: Campania, Marche, Veneto, Toscana, Puglia e Valle d’Aosta. In particolare sul futuro di Zaia e De Luca si sta scatenando uno scontro politico, in particolare all’interno delle coalizioni di riferimento.

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