Politica

Referendum, il ministro Foti a Brescia: «Nomine mercanteggiate»

Il ministro ha partecipato a un incontro organizzato dall’associazione Orizzonti Europei: «L’obbligatorietà dell’azione penale rimane»
Il ministro Foti con Maurizio Belpietro - © www.giornaledibrescia.it
Il ministro Foti con Maurizio Belpietro - © www.giornaledibrescia.it
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«Già dire che la magistratura è indipendente in questo momento è dire una cosa grossa, perché le nomine sono mercanteggiate tra procure e siamo addirittura al livello che passano due anni per completare alcune nomine di presidenti dei tribunali e di procuratori della Repubblica perché finché non si è trovato l’accordo tra le quattro correnti non si nomina nessuno indipendentemente dall’interesse di quella procura e di quel tribunale di avere un procuratore o un presidente che possa dare un impulso agli uffici giudiziari».

Lo ha detto da Brescia il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, durante un incontro organizzato dall’associazione Orizzonti Europei sul tema del referendum.

«La magistratura resta indipendente»

«Se noi andiamo a vedere le modifiche prospettate in questa riforma costituzionale, l’articolo 104 comma 1 della Costituzione rimane identico a quello che era il principio contenuto nell’articolo 104 comma 1 vigente. La magistratura è un ordine indipendente da ogni altro potere» ha detto Foti.

«Non è stata toccata l’obbligatorietà dell’azione penale che questo sì avrebbe potuto dare al governo o al ministero di Giustizia o al ministro di Giustizia la possibilità di dare una direttiva in ordine ad una gradualità nei reati da perseguire. L’obbligatorietà dell’azione penale rimane, non solo, ma si dice che il pubblico ministero perde di ruolo».

«È la prima volta – ha concluso Foti – che nella Costituzione il pubblico ministero viene sotto il profilo costituzionale elevato a pari di quello che è il giudice. Quali sono i paesi dell’Unione Europea che hanno la separazione delle carriere? 24 su 27. Sapete chi non ha la separazione delle carriere? La Russia e la Cina. E non è un caso, perché sono dei sistemi quantomeno autoritari. La riforma serve perché vuole realizzare e mettere in pratica il principio dell’articolo 111 della Costituzione, voluto dal governo di D’Alema nel 1999».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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