Politica

Calovini: «Per la ricostruzione dell’Ucraina Brescia può fare molto»

Il deputato bresciano capogruppo di FdI in Commissione Affari Esteri andrà a Kiev: l’intervista
Calovini con il sindaco di Kiev
Calovini con il sindaco di Kiev
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Nuova visita in Ucraina per Giangiacomo Calovini, il deputato bresciano capogruppo di FdI in Commissione Affari Esteri alla Camera, rientrato l’altroieri da Kiev, Odessa e Leopoli, dopo una serie di incontri istituzionali e non solo, in un momento particolarmente delicato della guerra fra Ucraina e Russia.

Onorevole, quale era lo scopo che si prefiggeva questa seconda missione?

La prima era della Commissione Affari Esteri, questa invece di un gruppo di rappresentanza che nasce da uno specifico protocollo di collaborazione parlamentare tra la Camera dei Deputati e la Rada (il parlamento unicamerale di Kiev), che coinvolge 5 rappresentanti italiani e 5 ucraini. A guidare la nostra delegazione era il vice presidente della Camera Giorgio Mulè. Un anno e mezzo fa avevamo cercato di capire quale fosse la situazione, in questi giorni invece già si è guardato al futuro.

Perché parlare di ricostruzione a guerra ancora in corso? E Brescia come potrebbe contribuire?

È innegabile che siamo alla vigilia delle elezioni Usa e in un contesto in cui c’è il desiderio di arrivare alla conclusione di un conflitto che ormai dura da due anni e mezzo. Stanchezza ne abbiamo avvertita, ma in misura minore della voglia di continuare a combattere finché ci saranno le condizioni. Incontrando i governatori dei vari oblast e il sindaco di Kiev, Vitaliy Klytchko (ex campione del mondo di boxe, ndr), si è parlato di come si può collaborare con città e regioni. Per dire: l’oblast di Leopoli, meno toccato dalla guerra, sta già pensando al dopoguerra e una realtà simile, produttiva come la Lombardia, potrebbe trovare nella nostra regione un partner importante. Su più piani: la ricostruzione infrastrutturale, commerciale e non solo. Siamo davanti a un Paese giovane e dinamico che guarda al futuro con gli occhi puntati su Europa e Italia. Credo che Brescia possa fare molto: lo avevo già affermato un anno e mezzo fa, lo ribadisco ora in modo determinato. In Ucraina hanno bisogno di collaborazione e risorse, anche per quanto riguarda il Terzo Settore. Servono aiuti specifici, con delegazioni di medici, imprenditori, psicologi, persone con conoscenze e know how importanti. E credo che Brescia – che in queste missioni prospetto sempre come un’eccellenza - debba farsi trovare pronta ad affrontare la ricostruzione di un Paese che entrerà in Europa, con i finanziamenti del caso. Credo le realtà bresciane possano fare la differenza, con inevitabile beneficio anche per il nostro territorio.

Tra gli altri avete incontrato il vice ministro degli Esteri, Evghen Perybinis.

Lo avevo conosciuto un anno e mezzo fa, e nel nostro incontro ci ha chiarito la posizione dell’Ucraina. C’è la volontà netta di adesione all’Ue e alla Nato il prima possibile. Tra l’altro nelle stesse ore anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, era in visita a Kiev e ha ribadito il sostegno del Patto Atlantico. Inoltre, per l’Ucraina è forte il senso di vicinanza all’Italia: ci sono legami storici e culturali e una comunità ucraina consistente da noi (quella di Brescia ne è riprova). Tra l’altro ho tenuto a chiedergli se dopo le elezioni Ue e con la crisi della Francia si sentissero più isolati. La risposta è stata un no deciso, si percepiscono pienamente supportati dall’Europa. Questo mi ha rincuorato.

Quali sono le richieste e gli appelli che vi sono stati rivolti?

La richiesta di poter utilizzare armi oltre i confini, certo, viene rinnovata ogni volta. Il tema potrà essere riportato nel dibattito parlamentare per il prossimo pacchetto di forniture, ma è questione di competenza governativa. Colgo però un aspetto positivo: nessuno può controllare dove vengano impiegate le armi, se ce lo chiedono vuol dire che rispettano gli accordi, cifra di serietà e lealtà. Per il resto, come detto, si guarda al futuro e agli aspetti umanitari. Durante uno degli incontri parlamentari è emerso anche il tema dei bambini ucraini di Bergamo e della decisione del tribunale di Brescia di bloccare il rientro. È un tema molto delicato, ma sono certo che le istituzioni lavoreranno nell’interesse di tutti, in conformità alle leggi e nel rispetto dell’indipendenza della magistratura».

Ci sono state circostanze in cui la guerra si è fatta sentire?

Diversamente dalla precedente missione non abbiamo visitato luoghi balzati tristemente alla ribalta come le fosse comuni di Bucha o le macerie di Irpin. Ma la prima notte trascorsa a Kiev, l’allarme per possibili attacchi è suonato cinque volte fra le 23 e le 4.15. È pesante. Come lo è vedere fuori dal palazzo presidenziale le mamme dei soldati in guerra, le foto dei soldati morti: sono segni indelebili, cifra di ferite aperte. E al riguardo vanno ringraziati i carabinieri in servizio nelle nostre sedi diplomatiche per la scorta che hanno garantito alla missione in un contesto molto difficile, assieme all’ambasciatore Carlo Formosa e al personale diplomatico per l’accoglienza».

La vostra missione si incardina nel quadro della cosiddetta diplomazia parlamentare: qual è il suo valore?

É fondamentale. Un conto sono le dinamiche di governo, altro quelle a livello parlamentare (nella delegazione c’è anche l’opposizione). In un contesto così delicato, questo tipo di viaggio evidenzia l’ambizione del nostro Paese di un posizionamento sul piano internazionale. L’Italia, anche a livello parlamentare, mira a porsi come attore autorevole.

Al termine della scorsa missione, aveva lanciato la proposta di un gemellaggio fra Brescia e Irpin, analogo a quello fra Bergamo e Bucha: ci sono stati sviluppi?

Ci sono stati timidi scambi. Ora il contesto è diverso: rilancerò la proposta, ne parlerò con la sindaca e i consiglieri comunali perché è un’occasione che non va persa. Ribadisco l’appello alla città e al territorio: Brescia per il futuro dell’Ucraina può fare molto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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