Il Pd del Nord sfida la Lega con Del Bono e riscrive l’autonomia

Lo slogan pop c’è: «Non siamo il Pd del no, ma il Pd del Nord». Il contenuto di quella che si può definire una «controriforma» alla legge Calderoli anche: serve un’autonomia cooperativa che passi da riforma del Testo unico degli enti locali, Federalismo fiscale, rafforzamento delle città metropolitane, delle Province e dell’impronta delle autonomie locali in Parlamento. Con materie cruciali come istruzione, energia, finanza pubblica, commercio allo Stato.
A dirlo sono le assemblee regionali del Partito democratico di Lombardia, Veneto e Piemonte che, proprio a Brescia – ieri mattina, alla Camera di Commercio – hanno approvato il documento che finirà dritto sul tavolo della segreteria nazionale.
Il progetto
È il presidente dell’assemblea lombarda Emilio Del Bono (alias: il favorito numero uno per correre alla carica di governatore in Lombardia nel 2028) ad aprire i lavori e a dare voce al documento.
E va dritto al punto: «La legge Calderoli è una legge sbagliata, che ha grossi limiti: mette a rischio i servizi, è stata approvata senza il coinvolgimento dei territori e fa vedere il volto della Lega delle origini, ossia innescare un’operazione che frammenta e frantuma la tenuta del Paese. Il rischio enorme è che a un centralismo statale si vada ad aggiungere un centralismo regionale». Perché – prosegue – «le Regioni hanno via via invaso uno spazio amministrativo che non è di loro competenza», funzione che per il Pd dovrebbe tornare in capo a Comuni, città metropolitane e Province.
Al contrario, «le Regioni dovrebbero occuparsi di pianificare e legiferare, cosa che non stanno più facendo». Altra questione: «Se mi affidi una funzione, e quindi una materia, devi darmi anche la possibilità di gestirla dal punto di vista finanziario, cosicché sia io a rispondere davanti ai cittadini delle tasse che emetto».
I guasti dell’autonomia differenziata

Il senatore Alessandro Alfieri (responsabile riforme e Pnrr), oltre a denunciare «i guasti di questa autonomia differenziata», scandisce: «Noi vogliamo fare l’esatto opposto, ossia partire dal livello più vicino ai cittadini: un segnale forte dal Nord è necessario e dobbiamo costruire l’alleanza più larga possibile, dobbiamo avviare qualcosa di innovativo o rischiamo di non vincere la partita più importante».
La sintesi la conduce la segretaria regionale, Silvia Roggiani: «Proponiamo un modello di autonomia cooperativa. Non c’è un Nord contro un Sud, ma un Nord che decide di assumersi non solo un protagonismo ma anche una responsabilità: unire il Paese. La nostra proposta di autonomia non guarda a Pontida, ma all’Europa».
Fare sistema in chiave elettorale
La bocciatura (netta) è sì rivolta all’autonomia in versione leghista, ma la riforma firmata da Calderoli è solo la miccia: quello di ieri è stato più l’avvio di un percorso politico che una semplice assemblea («si tratta di una scelta metodologica, di un percorso di lotta e di battaglia che ha al centro priorità e temi concreti: scuola, questione salariale, sanità pubblica e diritto alla casa» ha chiarito il capogruppo regionale Pierfrancesco Maiorino). Una mossa per procedere compatti, per comunicare valori, proposte e contributi comuni. Nessuno lo esplicita, ma l’obiettivo, sul lungo termine, è fare sistema in chiave elettorale ed esportare il consenso incamerato nelle città capoluogo anche sui territori provinciali. Specie in vista dei prossimi appuntamenti con le urne: se al sud l’alleanza con il M5s può fornire al centrosinistra i numeri per vincere, al nord i dem non intendono rimanere «il tallone d’Achille politico».
Anzi. Con la fine dei «bis» dei governatori uscenti, i dem intendono giocarsi la partita a tutto campo. Vale per Attilio Fontana in Lombardia, ma prima ancora per Luca Zaia in Veneto, dove «la fine dell’impero» scoccherà nel 2025. E per rompere il feudo, si lavora da ora: con passo regolare e resistente.
Emilio Del Bono
Il passaggio politico, di prospettiva e di visione, Del Bono lo intarsia nel discorso di contenuto: «È molto importante che il Nord faccia sentire le sue ragioni, è fondamentale ribadire che il Pd ha un’idea chiara». Con «la schiena dritta» e «a testa alta», in Lombardia, Veneto e Piemonte «vanno sfidati anche la Lega e il centrodestra».
Un po’ come a dire al Pd del Nord: yes, we can.
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