Bongiorno cambia il testo sugli stupri: eliminata la parola «consenso»

Scompare la parola «consenso» dal testo e si differenziano le pene per gli atti sessuali compiuti «contro la volontà» della vittima e quelli in cui c'è anche violenza, minaccia o abuso di autorità: scendono a 4-10 anni di reclusione nel primo caso, restano nel range 6-12 anni nel secondo.
Sono le principali modifiche al ddl stupri della proposta di modifica avanzata al Senato dalla relatrice e presidente della commissione giustizia Giulia Bongiorno (Lega) che rivendica: «la norma garantisce il massimo della tutela» delle vittime «in tutte le possibili situazioni».
La seconda lettura
È invece un «arretramento gravissimo» rispetto alla proposta approvata all'unanimità dalla Camera secondo le opposizioni, che puntano il dito contro «la rottura di un patto politico» e la cancellazione di un «impegno assunto direttamente da Meloni». Il riferimento è all'accordo raggiunto dalla premier e dalla segretaria del Pd Elly Schlein che diede i natali all'iniziativa legislativa bipartisan contro la violenza di genere.
Se nel testo approvato a Montecitorio si parlava della necessità di un «consenso libero e attuale» per un rapporto sessuale (senza il quale scattava il reato di violenza) in quello riformulato la terminologia cambia. Il focus in questo caso è sulla «volontà contraria all'atto sessuale» che «deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso». Il reato, in ogni caso, si configura anche quando l'atto è commesso «a sorpresa, ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».
La relatrice difende la sua scelta: «Il testo arrivato dalla Camera rischiava di parificare tutte le situazioni e, gravando l'imputato di oneri di documentazione del preventivo e dettagliato consenso della vittima, qualcuno pensava introducesse una inversione dell'onere della prova». L'auspicio di Bongiorno è trovare «il consenso di tutte le forze politiche».
Il muro
Ma il centrosinistra attacca a testa bassa. «Un'offesa alle donne, alle vittime e un'offesa anche alla presidente del Consiglio - punta il dito il Pd -. Un comportamento spregiudicato che fa emergere tutte le contraddizioni interne alla maggioranza e le pressioni della Lega che non ha mai creduto alla proposta».
La riformulazione è irricevibile anche per Avs che sintetizza: «Dal consenso si passa al dissenso. Hanno vinto i veti della destra». Per il M5s le modifiche costituiscono «un gigantesco passo indietro, Bongiorno ha tradito il patto politico e sono state tradite le donne». E Riccardo Magi da Più Europa rincara dose: «Un accordo al ribasso con le frange più retrograde del centrodestra di governo».
Nella maggioranza, FdI non si sbilancia e congela il giudizio. «Faremo un punto con il gruppo», risponde il capogruppo in commissione Giustizia Gianni Berrino. Ma un indicatore della posizione dei meloniani potrebbe essere già nella presa di posizione di Elisabetta Lancellotta, capogruppo dei Fratelli nella bicamerale Femminicidi, che difende Bongiorno e avverte: «Abbandonare il merito per inseguire sterili polemiche non aiuta le donne e non rafforza la giustizia». Forza Italia concorda con l'impostazione generale. Da Noi Moderati arriva una promozione.
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