Matti Lassila: «Conosciamo la Russia, perciò abbiamo aderito alla Nato»
L’ambasciatore finlandese in Italia, Matti Lassila, arriva a Brescia nelle ore in cui gli Stati Uniti provano ad imprimere una svolta al conflitto ucraino con un nuovo piano di pace confezionato dagli Stati Uniti. La due giorni bresciana dell’ambasciatore Lassila, organizzata dall’on. Calovini, capogruppo di FdI in Commissione esteri e membro della delegazione interparlamentare presso la Nato, è stata l’occasione per una serie di visite istituzionali (sindaca Castelletti e presidente della provincia Moraschini) e visite a Confindustria e alla Beretta, ma anche per fare il punto sulla situazione politica europea dal punto di vista finlandese nel corso di una chiacchierata durante la visita alla sede del Giornale di Brescia. Tema, quello della sicurezza europea e della Nato, ripreso anche nel corso di un incontro che l’ambasciatore ha avuto in serata.
Ambasciatore Lassila, la Finlandia ha deciso di abbandonare lo status di neutralità e ha aderito alla Nato dopo l’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina. Una scelta che ha cambiato il corso della vostra storia politica.
Per capire la neutralità finlandese bisogna ripercorrere alcune tappe della nostra storia a partire dal secondo dopoguerra. Diciamo che il nostro paradigma è stato «prosperità e neutralità», anche alla luce del nostro rapporto con un vicino ingombrante come l’Unione Sovietica. C’è chi ha parlato di questo processo, definito «finlandizzazione», come se noi fossimo alleati di Mosca, in realtà non era così. Oggi che si parla di pace in Ucraina non siamo così fiduciosi perché abbiamo imparato a conoscere la Russia.
Resta il fatto che la scelta finlandese e della Svezia di aderire alla Nato rinunciando alla neutralità può essere vista come la sconfitta di un ideale irenico. Cosa ne pensa?
Certo la neutralità ha avuto a lungo un ruolo di bilanciamento politico in Europa. Se pensiamo, poi, alle scelte di Finlandia, Svezia e Norvegia rispetto all’Unione europea abbiamo qualche indicazione in più. A Helsinki e Stoccolma i referendum di adesione sono stati approvati, a Oslo ne sono stati bocciati due. A mio parere tra le ragioni del voto favorevole c’era anche il fatto che per i finlandesi e gli svedesi - che al momento delle consultazioni non erano nella Nato - l’Europa era garanzia di sicurezza. I norvegesi invece erano già nel Patto atlantico quindi poteva essere superfluo l’adesione alla Ue visto che in ambito di politica di sicurezza e di difesa c’era già l’ombrello Nato. Ci tengo a precisare che il dibattito sull’adesione finlandese alla Nato era iniziato prima dell’invasione russa in Ucraina. Dopo il 24 febbraio 2022 c’è stata un’accelerazione, prima è stata l’opinione pubblica a reagire ma anche l’intera classe politica si è mossa. Sulla richiesta di adesione in Parlamento si è registrata la più ampia maggioranza dalla fine della seconda guerra mondiale con 188 voti favorevoli su 200. Devo dire che il processo è stato rapido e che il Parlamento italiano è stato tra i primi a ratificare la nostra adesione.

Cosa comporta questa scelta secondo lei?
Il mondo è cambiato molto da quando abbiamo fatto la scelta di neutralità. I Paesi piccoli vedono tutelato maggiormente il proprio interesse nazionale in un’alleanza come la Nato anche perché la complessità nelle relazioni internazionali è aumentata. Le faccio un esempio: la Russia la conosciamo da sempre e al tempo dell’invasione in Ucraina anche il nostro presidente in carica nel 2022, Sauli Niinisto, che considero un profondo conoscitore di cose russe, era convinto che, alla fine, quella operazione non ci sarebbe stata. A fronte di questa complessità e imprevedibilità della politica internazionale è maturata la nostra scelta di abbandonare la neutralità.
Come si vede la Finlandia nell’Unione europea? Che ruolo vi sentite di ricoprire?
Sono convinto che innanzitutto possiamo garantire maggiore sicurezza proprio per la nostra storia. Penso alla guerra ibrida di Mosca e al cyber warfare e al ruolo ad esempio che ricoprono alcune aziende finlandesi come la Nokia che oggi si è specializzata in sicurezza delle reti. Ma la nostra esperienza viene da lontano: dalla Guerra Fredda quando già ci difendevamo dal controllo radio russo.
A lungo avete fatto parte dei cosiddetti Paesi frugali. Una postura che ha creato non poche tensioni con i Paesi del sud Europa, tra cui l’Italia. È cambiato qualcosa?
Se vogliamo essere precisi i frugali erano 4, ovvero Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia. La Finlandia si è aggiunta in alcune occasioni in un formato 4+1 ma oggi molte cose sono cambiate. Il nostro debito pubblico è cresciuto per effetto del Covid ma anche per le spese militari di questi anni. Oggi siamo più comprensivi dei problemi economici degli altri stati membri. E per quanto riguarda l’Italia a Helsinki in questi anni ho cercato di sfatare qualche mito, a partire dal fatto che il vostro Paese contribuisce al bilancio europeo più di quanto riceve ogni anno. Inoltre, in questo momento avete un governo molto stabile e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si sta muovendo con grande abilità anche nel rapporto con il presidente Trump.
Quali sono le sfide che deve affrontare l’Unione?
I rapporti Draghi e Letta indicano una strada chiara cioè semplificazione dei regolamenti e potenziamento del mercato interno sia a livello bancario sia, ad esempio, per l’energia. Questo dovrebbe migliorare la competitività europea. C’è poi il tema dell’efficacia delle scelte politiche. La Finlandia vuole avere una posizione costruttiva all’interno dell’Unione europea. Siamo tutti consapevoli che un’Europa a Ventisette in cui per le scelte decisive è necessaria l’unanimità fa molta fatica. Diciamo che l’unanimità è a tutela soprattutto dei piccoli Paesi che trovano nelle istituzioni europee e nella Commissione una sorta di bilanciamento a fronte dei paesi più grandi e potenti.
Parliamo, infine, della sua missione bresciana.
Credo che l’ambasciatore non debba restare immerso solo nella politica romana. Serve andare nei territori, nelle altre regioni, province e nelle città italiane. Sia chiaro non sono le ambasciate e nemmeno i consolati che stabiliscono le relazioni industriali e commerciali, ma noi possiamo dare indicazioni. Se ci sono realtà industriali interessanti in una determinata area italiana possiamo suggerire alle aziende finlandesi di creare collaborazioni. In questa chiave la mia visita a Brescia è stata importante per prendere contatti con la Confindustria e per visitare alcune importanti aziende bresciane.
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