In tibetano viene chiamato Chomolungma, «Dea madre del mondo», per noi occidentali è conosciuto semplicemente come «Tetto del mondo». Ma l’Everest, con i suoi 8.848 metri sopra il livello del mare, è per chi vive di montagna come il canto delle sirene: è impossibile resistere al suo richiamo e la sua voce prima o poi irretisce. Lo sa bene Matteo Bonalumi, alpinista bresciano di cinquantanove anni che il prossimo 6 aprile partirà alla volta del Tibet per provare a salire sulla vetta del colosso intitolato al geografo britannico George Everest.
Il progetto
«Avevo in progetto di affrontare l’ascesa già l’anno scorso, ma uno strappo muscolare a pochi mesi dall’inizio della spedizione mi ha bloccato» racconta Bonalumi, membro della sezione di Brescia del Club alpino italiano e con alle spalle svariate esperienze di alta montagna su, tra gli altri, Dhaulagiri, Broad Peak, Manaslu (tutti 8mila), Aconcagua e Peak Lenin.



