Outdoor

L'avventura di sette alpinisti valtrumplini in cima al Kilimangiaro

Un gruppo di giovani del Gruppo alpinisti di Lodrino ha coronato il sogno di domare la montagna africana
Il gruppo di Lodrino che ha raggiunto il Kilimangiaro - © www.giornaledibrescia.it
Il gruppo di Lodrino che ha raggiunto il Kilimangiaro - © www.giornaledibrescia.it
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Dall’Alta Valtrompia al Kilimangiaro per assaporare il brivido della montagna. L’impresa è stata compiuta dal Gruppo alpinisti di Lodrino, composto da sette persone tra i 30 e i 36 anni accomunate dalla passione per la montagna. «L’idea del Kilimangiaro ci è venuta subito dopo aver organizzato, lo scorso 7 maggio, un’escursione con gli sci alla cresta del Dôme du Gouter, sul Monte Bianco - raccontano -. Terminata quella ci siamo detti che sarebbe stato bello completare due Seven summit in 4/5 mesi. L’idea ci gasava».

Detto, fatto: gli alpinisti hanno cominciato a muoversi prenotando con dei gruppi organizzati, cosa obbligatoria perché quello del Kilimangiaro è un parco al quale è permesso accedere solo con guide accreditate.

L’impresa

Il 31 agosto sono partiti per la Tanzania e, dopo aver fatto scalo in Etiopia, sono arrivati a destinazione. Il primo settembre hanno raggiunto Machame gate, a quota 1.800 metri: lì hanno trovato le loro guide e i portantini. Dopo aver raggiunto il Machame camp a quota 3.020, si sono fermati per riposare. «Il secondo giorno il paesaggio è cambiato, lì ci sono meno piante e più roccia - raccontano -. Siamo saliti fino a 4.000 metri, la quota non si sente e le nostre guide ci hanno fatto andare, come dicono loro, pole pole, piano piano: arrivati al Shira camp, dopo una cena e una partita a briscola, siamo andati a letto presto».

La stanchezza ha iniziato a farsi sentire. Il terzo giorno l’obiettivo era la Lava Tower a 4.600: dopo essersi acclimatati, gli alpinisti sono ridiscesi fino a Barranco camp dove hanno dormito. Le prime difficoltà sono arrivate il quinto giorno, superati i 5.300: qualcuno ha lasciato lo zaino ai portantini e sono pure aumentate le pause. La guida a quel punto ha consigliato tè e caramelle per cercare di dare loro più forza, poi alle 6 il gruppo ha toccato la vetta.

«L’esperienza è stata molto bella e impegnativa - raccontano -: ci siamo sostenuti, si è creato un bel gruppo e l’Africa ci ha fatto capire il vero senso di Hakuna Matata, senza pensieri».

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