Il Cai Brescia festeggia 150 anni in Bolivia nel nome della solidarietà

Ruggero Bontempi
La spedizione durerà quattro settimane e supporterà la missione di padre Zavatarelli a Peñas
La spedizione del Cai di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
La spedizione del Cai di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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Nel corso del 2024 si celebra la ricorrenza dei 150 anni di fondazione della sezione di Brescia del Club Alpino Italiano. Tra le iniziative organizzate per festeggiare questo storico e importante traguardo, c’è anche una spedizione alpinistica in territorio extraeuropeo, in particolare tra le montagne della zona centrale del Sud America, dove gli obiettivi individuati sono costituiti da alcune vette di altezza superiore a seimila metri.

I componenti della spedizione sono saliti su un aereo pochi giorni fa, e si stanno attualmente dedicando alla necessaria fase di acclimatamento per adattarsi alle severe condizioni degli ambienti di alta quota.

L’impresa

Il capo spedizione Giovanni Peroni, direttore della Scuola di Alpinismo, Scialpinismo e Arrampicata Libera Adamello «Tullio Corbellini», è partito alla volta della Bolivia con alcuni istruttori della scuola. I membri del gruppo hanno lavorato nei mesi scorsi alla definizione di un programma di salite alpinistiche tra le montagne della Cordillera Real e della Cordillera Apolobamba, e intendono avvalersi del contributo logistico offerto dalla Missione di Peñas e dalle comunità locali.

Le attività saranno concentrate nell’arco di quattro settimane nel corso del mese di agosto. La percorrenza di un itinerario di trekking esplorativo nel cuore della remota Cordillera Apolobamba consentirà di osservare da vicino i versanti più sconosciuti delle sue montagne e dei suoi ghiacciai, dirigendosi verso la grande mole del Chaupi Orco. A seguire, verranno affrontate alcune salite alpinistiche nella Cordillera Real, la catena montuosa più alta della Bolivia, culminanti in base alle condizioni con l’ascesa dell’Illimani (6.439 metri) o del più tecnico Illampu (6.382 metri).

Un aiuto

Accanto agli obiettivi alpinistici è sottesa con analogo impegno, tra i membri della spedizione, la volontà di supportare la missione di padre Antonio Zavatarelli, che da oltre dieci anni, nel piccolo paese di Peñas alle pendici della Cordillera Real, porta avanti una serie di progetti con il fine di formare gratuitamente e dare un lavoro ai giovani locali. L’attività di Padre «Topio» intende contrastare l’emigrazione verso le favelas delle periferie cittadine, dove il sogno di una vita migliore si scontra spesso con la realtà di una dura miseria.

Il monte Illimani, tra i più alti della Bolivia
Il monte Illimani, tra i più alti della Bolivia

Con la collaborazione di volontari italiani è stato creato un «Centro di Andinismo», ossia una sorta di agenzia in grado di offrire ospitalità e supporto logistico ai turisti. È stato inoltre avviato un corso universitario in Turismo dell’Università Cattolica Boliviana, dove vengono istruite e formate le future guide di andinismo e di turismo. Le comunità locali possono in questo modo continuare a svolgere un lavoro nei loro luoghi di nascita, contribuendo così a garantire uno sviluppo sostenibile delle Cordillere Andine.

Ancora una volta l’alpinismo, e l’andinismo, si pongono come strumenti di solidarietà che gli scalatori bresciani vogliono contribuire a diffondere tra le belle e remote montagne della Bolivia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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