Un seme piantato in una vita in subbuglio

La Giraffa e lo Sciacallo rappresentano due immagini contrapposte su cui poggia la comunicazione non verbale, pilastro della mediazione. La giraffa è il paradigma del linguaggio costruttivo; lo sciacallo di quello distruttivo.
«Una storia consueta, di rabbia e di dolore, di parole di troppo e silenzi inascoltati» - Foto/Pexels
«Una storia consueta, di rabbia e di dolore, di parole di troppo e silenzi inascoltati» - Foto/Pexels
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Vagoni stipati, voci effervescenti ed esaltate all’andata, silenzi, sonnolenza e mestizia al ritorno: sono su un treno estivo di rientro dal mare. Ho da scrivere, ho la musica, ho da leggere, ho il mio sguardo curioso su ciò che mi circonda.

Due ragazzini con gli airpods guardano un film sull’Ipad, una coppia gioca a carte, due ragazze si fanno gli autoscatti accanto a due mie coetanee (le tradiscono lo scialle sulle spalle per proteggersi dall’aria condizionata e gli occhiali colorati a mezzo naso) con la faccia dentro a un libro di carta. Il ragazzo del posto di fronte fissa il paesaggio che scorre e addenta, alternativamente, lisergicamente, un avocado e un frutto della passione, bucce comprese. Mi chiedo da quale pianeta provenga e mi aspetto che estragga dalla borsa un melone intero, da addentare, ovviamente, buccia compresa.

Una donna sui quaranta, bionda e piacente, alza improvvisamente i toni in una disperata e rabbiosa conversazione telefonica. Le sue parole ci conducono nella sua vita, nella sua disperata separazione: una storia consueta, di rabbia e di dolore, di parole di troppo e silenzi inascoltati, di figli stralunati, trasportati come deportati e vittime di guerra dentro ad un conflitto non loro; una battaglia, non importa se giusta o non giusta, che trasforma tutto, anche le foto di famiglia. Nei suoi gesti concitati, nelle parole taglienti, negli occhi rabbiosi, la solita storia di carte e protocolli giudiziari, di studi di avvocati, di verità documentali, ripicche, battaglie da vincere, prove da raccogliere ed armi da spuntare.

Tace, solo il tempo di mostrare il biglietto al controllore e poi riprende. Quante parole dette nei posti sbagliati, nei modi sbagliati. Il libro che tengo fra le mani, quasi una bibbia per me, lo racconta ed insegna. È fatto di carta ma produce folgorazioni. Parla di mediazioni, di mediazioni familiari, di anima, di spirito, di tragedie antiche, di antichi greci e di miracoli. Pagine scritte da una piccola, grande donna – Lo spirito della Mediazione. Jacqueline Morineau Ed. Franco Angeli. Collana Gli Sguardi – piene di rivelazioni, nuove consapevolezze, compresa quella definitiva della assoluta necessità che nel campo dei conflitti, in particolare quelli familiari e separativi, si debba dar voce e spazio, prima di tutto ed in modo assoluto, alle emozioni.

Centoquaranta pagine per un cammino spirituale pieno di creature metafisiche, giraffe e sciacalli, specchi, metafore, piramidi e genogrammi, comunicazione non verbale, prossemica, spazi neutri, stanze colorate per rifugiati di amori finiti e legami difficili; ascolto attivo, sguardi al futuro e, soprattutto, trasformazioni. Il libro scotta fra le mie mani. Una famiglia inglese applaude rumorosamente alle magie di un figlio: penso ne servirebbe una anche qualche sedile più in là.

È ora di scendere. Raccolgo i miei effetti e mi avvicino alla donna che, nel frattempo, esausta, si è addormentata. Le infilo il libro nella tasca esterna della borsetta al suo fianco poi scendo e guardo in alto verso la volta d’acciaio della stazione di Milano ed oltre: ho fatto una piccola magia, un seme piantato in una vita in subbuglio, dico piano, so che Jacqueline approva ed entrambe siamo certe che darà i suoi frutti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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