Gli economisti si erano già largamente espressi in merito alla motivazione della scelta e ai possibili effetti di sistema. E la reazione delle Borse ha dato voce a cosa pensano i mercati finanziari. Nel merito della verifica dei dati, l’amministrazione di Trump sostiene che i dazi imposti dall’Ue verso gli Stati Uniti ammontino al 39% quando invece, secondo i report della Commissione Europea il dato corretto è sotto il 3%.
In termini di «reciprocità» quindi, il dazio del 20% imposto alla Ue appare molto sbilanciato. Entrando nel dettaglio, come è costruita la formula per il calcolo? La variazione del dazio è calcolata come rapporto tra il deficit commerciale nei confronti di un Paese (quel valore che indica che gli Stati Uniti importano più di quanto esportano verso un Paese, e di quanto) e le importazioni da quel Paese, «pesati» per due parametri: il primo è l’elasticità delle importazioni al prezzo dei beni importati (un parametro che spiega in che modo la domanda cambia alle variazioni del prezzo) e il secondo è il grado con cui i dazi si riflettono sui prezzi nel Paese importatore (detto pass through).




