«Se sei russo, sei ortodosso. Gli oligarchi sono ortodossi. Il presidente Putin è ortodosso».
È quella che in Russia chiamano «sinfonia» di Chiesa e Stato: la prima è detentrice dei principi morali e religiosi, il secondo assicura le leggi e l’organizzazione sociale. In realtà nella storia non ha funzionato molto, anzi, molto spesso diventa una «distonia» perché il potere politico assoggetta la Chiesa e la sfrutta a proprio vantaggio. Ma, nel caso dell’aggressione della Russia all’Ucraina, il patriarca Kirill c’ha messo del suo, soffiando sul fuoco della «terza Roma», alla quale la Russia aspira dall’inizio del Cinquecento. «Due Rome sono cadute (quella di Pietro e quella di Bisanzio). La terza (Mosca) rimane salda e non ve ne sarà una quarta», scriveva il monaco Filofej all’allora granduca moscovita Vasilij III.




