Tensione India-Pakistan: due potenze nucleari nemiche di nuovo in crisi

C’è da augurarsi che, superata questa fase, entrambi i Paesi riescano a riattivare i necessari canali di comunicazione
In Kashmir il Governo ha aumentato la sicurezza dopo l'attacco a Pahalgam - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
In Kashmir il Governo ha aumentato la sicurezza dopo l'attacco a Pahalgam - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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L’attentato dello scorso 22 aprile, che ha causato 26 vittime civili a Pahalgam, nella parte indiana del Kashmir, ha portato a livelli altissimi la tensione tra India e Pakistan. Nuova Delhi infatti accusa l’Isi, l’intelligence di Isamabad, di appoggiare il Trf (Fronte di resistenza), presunto autore dell’attacco: un’organizzazione «ombra» che negli ultimi mesi ha dimostrato di utilizzare metodi sofisticati in operazioni complesse, che richiedono un elevato supporto professionale, impensabile per un sodalizio che si accredita come organizzazione autonomista «indigena».

La vasta zona del Kashmir è attraversata dalla Loc (Line of control), linea di cessate il fuoco fissata dopo la guerra indo-pakistana del 1971, di fatto confine tra i due Paesi. L’India controlla lo Jammu and Kashmir e il Ladakh, il Pakistan l’Azad Kashmir e il Gigilt-Baltistan. Infine la Cina controlla l’Aksai Chin. L’opinione pubblica indiana è schierata per una reazione forte all’attacco di Pahalgam (tra le vittime soprattutto turisti) e da giorni vengono potenziati i già robusti schieramenti militari nelle zone di confine.

Ma ben più grave per le conseguenze e foriera di ulteriore tensione è stata la decisione indiana di sospendere il Trattato sulla gestione delle acque dell’Indo, che dal 1960 era passato indenne tra ben quattro conflitti, consentendo la gestione condivisa delle risorse idriche vitali per entrambi i Paesi. Islamabad ha già affermato che una interruzione della fornitura idrica sarebbe «considerata un atto di guerra». Alla sospensione del trattato sono seguite la chiusura reciproca dei confini e la riduzione del personale diplomatico (con espulsione diretta degli addetti militari): le relazioni tra Nuova Delhi e Islamabad toccano così il loro minimo storico.

Il Pakistan è in un momento di debolezza strategica: pur potendo contare sull’alleato cinese, ha perso profondità strategica verso l’Afghanistan per essere entrato in rotta di collisione coi vecchi amici Talebani, i quali, da quando son tornati al potere a Kabul, appoggiano i Talebani pakistani del Ttp (Tehrik Taliban Pakistan), nemici di Islamabad e autori di oltre cento azioni terroristiche in territorio pakistano. Una profondità strategica vitale, specie perché la capitale Islamabad si trova a soli 200 km da alcuni punti della Loc.

La rinnovata crisi indo-pakistana si inserisce in un momento complesso e non è probabilmente un caso che l’attentato del 22 aprile sia avvenuto in coincidenza con la visita del vice presidente Usa Vance in India.

India e Pakistan sono potenze nucleari e non possono non preoccupare dichiarazioni come «Il Pakistan è pronto a qualsiasi disavventura indiana e risponderà con tutta la forza possibile attraverso l’intero spettro del potere nazionale». Negli ultimi 60 anni, per fortuna, India e Pakistan si sono affrontati sul campo quattro volte, lasciando l’opzione nucleare entro la capacità di controllo di scala delle azioni e reazioni. Al tempo stesso, il sistema internazionale degli equilibri è andato deteriorandosi sulla scia della guerra in Ucraina, che sdoganato l’uso delle armi per risolvere controversie e reso aleatori i confini riconosciuti. E ciò potrebbe spingere Nuova Delhi ad approfittare della situazione per modificare la Loc, acquisendo ad esempio l’area pakistana di Salkiot, che si incunea in territorio indiano.

C’è da augurarsi che, superata la fase anche emotiva di tensione, entrambi i Paesi riescano a riattivare i necessari canali di comunicazione, riportando la gestione della crisi in un alea di rischio contenuta: la sicurezza globale non ha certo bisogno di altri sconvolgimenti.

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