La storia di una donna con un cane a due zampe

C’è una ragazza che va in giro con un cane a due zampe. Lo so, sembra improbabile ma l’ho vista con i miei occhi e le ho pure parlato.
Lei si chiama Elsa e il cane è una femmina di pastore tedesco di nome Laika.
La loro passeggiata è per forza di cose breve. Laika cammina con l’anteriore destra e la posteriore sinistra. La zampa anteriore sinistra è stata amputata e la posteriore destra è atrofizzata. Saltella per un paio di passi e poi si siede. Riposa per qualche secondo e riparte. Credo che la velocità complessiva sia stimabile attorno ai trecento metri all’ora.
Quando è seduta, Laika abbaia a chi passa. Un abbaio che non ha niente di minaccioso, è un richiamo del tipo: “Ciao tu che passi”. Elsa le sta a fianco, si ferma quando Laika si siede e poi riparte con lei. Siccome fanno sempre lo stesso giro, circa alla stessa ora, sono parecchi quelli che le conoscono, scambiano due chiacchiere con la ragazza e fanno un grattino al cane.
Io mi sono fermata anche se non le conoscevo e probabilmente non le rivedrò mai più.
Laika ha sei anni ed è nata con quattro zampe, come circa tutti i cani. Quando aveva tre anni, è sfuggita al controllo dei proprietari ed è scappata dal cancello condominiale. Una fuga breve, perché appena arrivata in strada è stata investita da un’auto. Le condizioni erano pessime e il veterinario che l’ha presa in cura ha messo in ipotesi la possibilità di una puntura letale.
Elsa però si è opposta. Ha voluto vedere nel presente il germe di un futuro complesso ma possibile. Ha rieducato Laika, se ne è fatta carico e continua a farlo, anche con un certo successo: il cane è docile e ha un pelo che dichiara grandi attenzioni.
Mentre chiacchieravo con Elsa, è stato inevitabile spostare il discorso sulla cura per gli animali paragonata a quella dedicata agli umani. Perché, diciamolo, è un parallelo che scatta abbastanza facilmente, soprattutto davanti a casi rari quanto quello di cui vi sto scrivendo.
A me personalmente scatta anche nelle corsie di certi punti vendita dove guardo certi prodotti e mi domando se non ci sia qualche eccesso, se poi l’occhio mi casca sul prezzo me lo domando ancora di più, ma si sa che io sono maliziosa. E, soprattutto, non valgo nulla nelle analisi di mercato e tanto meno in quelle sociologiche.
Per tornare a Elsa, quando abbiamo toccato il punto caldo, lei è stata capace di stupirmi per la seconda volta nel giro di pochi minuti perché ha capovolto il discorso. Per riassumervi la questione: il rapporto con Laika l’ha allenata all’accudimento delle persone. Senza l’esperienza, abbastanza estrema, con il cane non avrebbe sviluppato l’attenzione e la sensibilità che le consente di stare accanto anche agli esseri umani.
Il suo punto di vista mi è rimasto addosso. E’ suo, legato alla sua esperienza, non scontato e sicuramente nato da una persona che forse aveva solo bisogno di un’occasione per questa elaborazione cui sarebbe comunque stata propensa. Potremmo però chiederci se l’amore smisurato che oggi riversiamo sugli animali non sia solo un vezzo del tempo, ma una palestra sentimentale potentissima che non sfruttiamo: un punto di partenza già caldo, già vivo, da cui imparare a rimettere in circolo la cura, allargarla, e accorgerci che forse abbiamo già tra le mani l’occasione per volerci un po’ più bene.
Chissà se sapremo mai sfruttare questa possibilità.
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