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Quando anche le emozioni sono soggette a «revisione»

Vincenzo Cito
Vale per l’atletica, il ciclismo, la Formula 1 e dal momento in cui è stato inserito il Var pure il calcio ne è partecipe
Marta Zenoni - © www.giornaledibrescia.it
Marta Zenoni - © www.giornaledibrescia.it
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Com’è giusto che sia la Rai ha dato voce a tutti i nostri atleti impegnati ai Mondiali di atletica, anche quelli eliminati al primo turno, perché già qualificarsi a una rassegna iridata rappresenta una soddisfazione. Ognuno ha avuto il suo momento di visibilità televisiva, di solito riservata solo ai campioni ed è stato così anche per Marta Zenoni.

Dire che fosse raggiante per aver raggiunto la finale dei 1500 non rende l’idea. Dopo tanti infortuni che ne hanno frenato la carriera, la mezzofondista era illuminata da una felicità che ci ha contagiato tutti, ha gridato mille volte «Sono in finale!» e immaginiamo abbia continuato a dirlo anche nei minuti successivi a chiunque le capitasse a tiro. Quando vedi una giovane così contenta, non puoi che condividerne la gioia. Così è stata una mazzata sapere che poi Zenoni è stata squalificata per avere danneggiato, in un eccesso di agonismo, la tedesca Nele Weber e per fortuna ci è stata risparmiata la scena delle sua delusione. Lo sport vive anche di questi momenti e i giudici di gara ci sono apposta per far rispettare le regole, quando viene però cancellato ciò che poco prima era stato celebrato resta sempre l’amaro in bocca.

Seoul: Ben Johnson vince i 100 metri, ma poi verrà squalificato
Seoul: Ben Johnson vince i 100 metri, ma poi verrà squalificato

L’atletica fra l’altro ha un precedente storico, quello dei Giochi di Seul 1988 quando il mondo intero si inchinò al nuovo re dei 100 metri Ben Johnson, capace di conquistare l’oro e di abbassare il primato del mondo a 9”79. Tre giorni dopo il canadese passò dalle stelle alle stalle perché nelle sue urine furono riscontrate tracce di steroidi. Gli fu tolto tutto, fu squalificato per due anni ed ebbe in seguito nuovi problemi di doping come del resto altri cinque finalisti di quella gara che anni dopo fu definita «la più sporca di sempre».

Un altro sport soggetto a revisioni nella classifica è l’automobilismo, dove le irregolarità a volte vengono punite a corsa terminata, per non parlare del ciclismo di una volta quando non c’erano tante telecamere e traini e spinte – poi sanzionate con squalifiche o penalità – erano all’ordine del giorno.

Ivan Provedel durante la partita di calcio di Serie A Lazio e Roma - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Ivan Provedel durante la partita di calcio di Serie A Lazio e Roma - Ansa © www.giornaledibrescia.it

Oggi è il calcio lo sport che più espone i tifosi alla maledizione del godimento interrotto specie da quando detta legge il Var che tanta fatica ha fatto a essere accettato, ma del quale non si può più fare a meno. Il ricorso alla prova tv si sta rivelando uno strumento fondamentale per ridurre il numero di errori arbitrali anche se non ha certo placato le polemiche, perché ora i sedicenti complotti pare siano orditi negli studi dove vengono vagliate le immagini delle partite, almeno a detta dei tifosi più faziosi. Certo è che le nostre abitudini e l’approccio alle partite sono radicalmente cambiati.

Qualunque cosa succeda non si è mai sicuri di nulla e tutti, almeno una volta, abbiamo provato la frustrazione di girare la casa urlando dopo un gol della nostra squadra salvo poi scoprire, al ritorno in salotto, che la rete era stata annullata. Più prudente aspettare che il pallone - come succede nelle partite di serie A - venga deposto nel sacchetto dello sponsor, solo allora la cosa è sicura. C’è poi un gesto diventato iconico che spesso trasmette brividi allo stadio intero ed è quello con cui l’arbitro segnala – mimando lo schermo televisivo – di essere stato invitato a riguardarsi l’azione.

Un arbitro consulta il Var - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un arbitro consulta il Var - Ansa © www.giornaledibrescia.it

Ormai l’abbiamo capito, nove volte su dieci darà ragione agli addetti al Var col comodo alibi (ma anche il comune buon senso) che con tante immagini a disposizione avranno valutato l’episodio meglio di lui. Ed è paradossale che in un mondo come quello di oggi dove le tecnologie ci consentono di andare a velocità tripla rispetto a una volta, l’emozione per un gol sia stata crudelmente rallentata.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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