Quando si tira troppo la corda, la Lega si gioca la credibilità

Il dito, la luna e i falò. La vicenda della Corda Molle evoca pensieri sparsi e offre lo spunto per più livelli di lettura
Ponte sullo Stretto. <MC>Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega <MC>// ANSA
Ponte sullo Stretto. Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega // ANSA
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Il dito, la luna e i falò. La vicenda della Corda Molle evoca pensieri sparsi e offre lo spunto per più livelli di lettura.

Il primo, quello del dito, indica un minimo comune denominatore che distingue zone differenti di Lombardia e un processo identico di privatizzazione di arterie viabilistiche fino ad ora gratuite. Per realizzare nuove autostrade non ci si limita al project financing (chi costruisce rientra dei costi facendo valere un pedaggio sulla nuova opera) introducendo altresì il pagamento aggiuntivo per tratti di superstrada esistenti e realizzate decenni fa con i fondi della collettività.

La Corda Molle è un esempio. Un altro, altrettanto contestato, è la Milano-Meda (anch’essa presto a pagamento, con costi stimati di 120 euro al mese per ciascuno delle decine di migliaia di pendolari che la percorrono), così come altre sorprese potrebbero arrivare per le tratte di Bergamo, se andrà in porto il progetto della Dalmine-Treviglio. Riassumendo, si aumentano traffico e smog nella viabilità ordinaria e si aggiungono gabelle pesanti per centinaia di migliaia di cittadini ed imprese, foraggiando con i loro soldi società private il cui azionariato – nel caso della Corda Molle – è in buona parte nel portafoglio di fondi stranieri.

Un tratto della Corda Molle - Foto Neg/Gabriele Strada © www.giornaledibrescia.it
Un tratto della Corda Molle - Foto Neg/Gabriele Strada © www.giornaledibrescia.it

Il secondo livello invece, quello della luna, concerne un contesto più ampio, politico, potremmo dire. Riguarda chi ha deciso l’architettura di queste scelte, in particolare la Lega, da quarant’anni ininterrotti protagonista di maggioranza in Lombardia, esprimendone il presidente della Regione e, in questo frangente storico, pure il proprio leader come il ministro alle Infrastrutture.

Una contraddizione evidente, specie nei territori in cui è sostenuta da più elettori e ha saputo in passato portare più risorse, consentendo di realizzare opere e gestire servizi, qualificandosi – al di là di chi storce il naso – come vera forza democratica e popolare. Popolare, in quanto votata da un gran numero di persone, di ogni provenienza ed estrazione; democratica poiché, a differenza di altri partiti, da sempre premia percorsi di impegno e partecipazione, portando ai livelli più alti chi parte dal basso, dedicandosi all’Amministrazione pubblica negli enti locali. Non che manchino, come dappertutto, esempi di cooptazione e favoritismi, tuttavia come compagine politica essa è lontana dal sistema delle caste e del censo come requisito fondamentale.

Ebbene, questo sistema rischia di scricchiolare allorché invece di rappresentare gli interessi di una base ampia, si paventa il sospetto che siano favoriti il grande capitale e, ancor peggio, fondi speculativi. Vale per la Corda Molle, ma pure per altri interventi, compreso quello simbolo, il ponte di Messina, che ha nello stesso Salvini il più convinto sostenitore. Un’insistenza che impone quasi un atto di fede, evitando di spiegare ai propri storici sostenitori i motivi ragionevoli, seppur opinabili (qualche suggestione potremmo suggerirgliela noi: ad esempio le ricadute economiche per le imprese lombarde nella produzione di materiale per realizzare il ponte oppure l’effetto positivo che una tale mega opera darebbe a tutto il sistema Italia, ma l’onere della prova spetta tutto, convincendo non a chiacchiere, bensì con dati e strategie).

Il rischio altrimenti – e qui veniamo al terzo spunto, quello del falò – è di mandare in fumo una credibilità sedimentata da decenni e che già ha subito un duro colpo con il fallimento del «progetto Vannacci», cioè il tentativo di inglobare nella Lega una componente ultra conservatrice e di destra, facendola coabitare serenamente con quella storica, identitaria e territoriale.

Risposte che Salvini non deve dare a noi, bensì alle decine di nostri lettori che sempre o a tratti, hanno votato e sostenuto la Lega, orgogliosamente anche, in perfetta buona fede. Sono loro che il leader attuale deve guardare negli occhi, persuadendoli che il carisma originario non è tradito e sta soltanto evolvendosi, dimostrando nei fatti che gli interessi difesi sono quelli dei cittadini, delle imprese, del tessuto produttivo, delle comunità diffuse e radicate nel territorio, non le tasche di chi ha già molto e le manovre fini a se stesse, per il mantenimento del potere. Ricordando che, anche se Molle, ogni Corda a tirarla troppo alla fine si rompe.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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