Opinioni

Scontro sul canone, maggioranza scossa dai nuovi equilibri

Il vero nodo politico della questione riguarda l’equilibrio del centrodestra, giunto ormai al primo giro di boa del suo governo
Marco Frittella

Marco Frittella

Editorialista

Il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani - Foto Ansa/Riccardo Antimiani © www.giornaledibrescia.it
Il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani - Foto Ansa/Riccardo Antimiani © www.giornaledibrescia.it

Si possono fare molte dietrologie intorno allo scontro nella maggioranza sul canone televisivo che ha condotto ieri un partito della coalizione, Forza Italia, a votare insieme all’opposizione contro l’emendamento di un alleato di governo provocandone la bocciatura. E infatti molte interpretazioni vengono in queste ore diffuse su una circostanza che per certi aspetti ci fa tornare ai tempi della Prima Repubblica e delle sue coalizioni, sempre bisognose di «vertici» risolutivi. Ma si tratta di voci di Transatlantico che non colgono il vero nodo politico della questione che solo marginalmente riguarda i bilanci della tv pubblica. Il punto politico vero coinvolge invece l’equilibrio del centrodestra giunto ormai al primo giro di boa del suo governo. Finora questo equilibrio è stato retto con mano molto ferma da Giorgia Meloni grazie al suo carisma personale e ai voti del suo partito.

In ciò, il ruolo dei suoi due alleati era declinato da un rapporto di forza molto chiaro e netto che vedeva in vantaggio la Lega sul partito che fu di Berlusconi. Ora questo rapporto, stando ai numeri e alla dinamica politica degli ultimi tempi, si è diversificato e complicato: molti osservatori hanno frettolosamente considerato Forza Italia un partito ormai residuale nel momento in cui aveva perso il suo carismatico fondatore. Viceversa gli azzurri con Antonio Tajani sono riusciti nei fatti ad allargare la loro collocazione al centro di tutto l’arco politico, non solo del centrodestra. Contemporaneamente la Lega ha subìto ripetute difficoltà elettorali che finora hanno solo lambito la leadership salviniana ponendo però interrogativi sul futuro prossimo.

Il leader della Lega Matteo Salvini - Foto Ansa/Tino Romano © www.giornaledibrescia.it
Il leader della Lega Matteo Salvini - Foto Ansa/Tino Romano © www.giornaledibrescia.it

Queste due dinamiche fatalmente sono portate ad entrare in frizione come è accaduto ieri e come sicuramente tornerà ad accadere. Sarà un bel banco di prova per la presidente del Consiglio. Giorgia Meloni tuttavia non ha, nei rapporti con gli alleati, solo un profilo di politica interna da tenere in stretta considerazione.

Anche la politica estera e le relazioni internazionali influiscono su questa dinamica della coalizione di governo. Da una parte c’è il sostegno alla premier di Antonio Tajani nel quadro di un europeismo moderato che ha consentito a Ursula von der Leyen di non piegarsi al veto su Raffaele Fitto posto da socialisti e verdi e ha riequilibrato al centro/centrodestra l’asse della nuova Commissione europea. Dall’altra c’è un risoluto sostegno di Salvini alle istanze orbaniane e trumpiane verso cui Meloni ha sempre mostrato consenso, sia pure modulandole nel tempo. Possiamo dire insomma che nella coalizione si sta rivelando con maggiore chiarezza una faglia di politica estera che esigerà presto da palazzo Chigi scelte leggibili da tutto il contesto dei partner esteri. È chiaro che in questa faglia l’opposizione cercherà di inserirsi cogliendo un’occasione di rivalsa come negli ultimi due anni non è in effetti accaduto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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