Opinioni

Scivoloni ministeriali e ansie di Governo

Meloni non è alle prese con settimane facili. Le viene imputata qualsiasi cosa che non funzioni, anche quelle che non sono eminentemente di sua competenza
Adalberto Migliorati
La presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni - © www.giornaledibrescia.it
La presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni - © www.giornaledibrescia.it

Il caso Sangiuliano, il ministro della Cultura costretto alle dimissioni per vicende che mescolano il privato con il pubblico, continuerà a tenere banco per le settimane a venire. L’informazione, soprattutto quella apertamente schierata da una parte o dall’altra, vi ha costruito sopra un surplus di puntate e interpretazioni. Veicolano il feroce scontro politico in atto.

La posta? La messa in discussione del governo Meloni, per carenza di classe dirigente adeguata alle sfide in atto. Ecco elencati quelli che vengono descritti come gli scivoloni di altri suoi ministri. Delineerebbero un panorama altamente deficitario sotto il profilo della tenuta della cosa pubblica. Fino a quando la partita sarà questa si alimenterà lo scontro. Quanti altri ministri potrebbero essere sostituiti? Un ampio rimpasto di governo che conseguenze avrebbe sugli equilibri di alleati tra loro sempre più concorrenti e alle prese con scelte dirimenti? Se le casse sono vuote come si possono mantenere gli impegni veicolati in campagna elettorale?

Anche perché nel bersaglio grosso viene posta la stessa Meloni, indicata come incapace di gestire le difficoltà che interrogano il suo governo alla ripresa autunnale, proprio per aver scelto persone incapaci, quindi per essere lei per prima inadeguata a scrivere quella nuova storia che rivendica come la finalità del proprio mandato. Difficoltà interne ed internazionali, con la scacchiera europea che non le concede alcun sconto, anzi le presenta il conto di scelte di isolamento compiute nel recente passato.

Inoltre accendere i riflettori sui problemi della maggioranza evita di misurarsi con quelli che dividono le opposizioni, che trovano più agevole sommare i contro che le uniscono rispetto a cercare un’intesa sulle peculiarità che li distinguono e faticano a fare sintesi propositiva.

E torna in primo piano il ruolo dell’informazione. L’attesa spasmodica e la preparazione accurata sullo scontro televisivo tra Trump e Kamala Harris in vista delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti conferma il passaggio decisivo del modo di fare comunicazione: sbagliare una domanda o confondere una risposta può compromettere l’intera costruzione a cui si è lavorato per giorni nella convinzione di stanare consensi decisivi per vincere negli stati chiave in bilico.

Si comprende perché, da noi, ci sia tanta attenzione sul futuro degli assetti Rai: spiegare gli accadimenti in determinati modi può innescare una loro interpretazione gradita e convergente con gli obiettivi prefissati. Non solo la Rai, come si collocano le reti private e che gioco di sponda esercitano sulla carta stampata.

La Meloni non è alle prese con settimane facili. Le viene imputata qualsiasi cosa che non funzioni, anche quelle che non sono eminentemente di sua competenza. Faccia o non faccia c’è chi è pronto a rimproverarle comportamenti inadeguati. Poi, al dunque, peseranno i comportamenti che decideranno le condizioni di vita generali dei prossimi mesi. E il giudizio sarà affidato a quanto conterrà il carrello della spesa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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