I liturgisti insistono: il tempo più consono al culto mariano è l’Avvento, fra l’altro sempre comprendente la festa dell’Immacolata, oppure il mese di ottobre dedicato al rosario. La pietà popolare, tuttavia, continua a dedicare alla Vergine Maria il mese di maggio, mese delle rose e della festa della mamma. E le occasioni per esprimere l’attaccamento alla Madre di Cristo da parte della gente non si contano, ovunque, in questo maggio da poco iniziato. E questo fenomeno, che coinvolge non di rado anche persone non molto vicine alla pratica religiosa, fa pensare ad una questione sorta recentemente: vale a dire la considerazione che l’espressione «in questa valle di lacrime» contenuta nella preghiera della Salve Regina, sia ormai obsoleta, superata, non più vera.
Niente di più sbagliato o ideologico anche se a propendere per questa tesi ci sono pareri autorevoli. Ultimo, ad esempio, quello del teologo Armando Matteo nell’interessante opera intitolata «La fortuna di essere irrilevanti», con la specificazione: trasformazioni strutturali di una Chiesa dalla quale nessuno o quasi si aspetta più nulla. L’autore, docente alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, sostiene che l’espressione della Salve Regina faceva riferimento a una funzione di «consolazione» proprio della religione cristiana.




