Opinioni

Le parole di Carney e la speranza che certi valori non si perdano

Nel rispetto di competenze, abitudini, aspettative individuali il «fare insieme produce crescita»
Mario Mazzoleni

Mario Mazzoleni

Editorialista

Mark Carney - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Mark Carney - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

In questi giorni i media, ma soprattutto i social, ripropongono il bell’intervento tenuto a Davos da Mark Carney, il premier canadese, che, sulle tracce di Vaclav Havel e delle sue riflessioni sulle prospettive del mondo (apparentemente datare ma assolutamente coerenti con il quadro generale odierno), riflette sullo stato della politica in cui viviamo.

Carney si sofferma sull’esigenza di bloccare le inerzie che sembrano trascinarci sempre più lontano da un’evoluzione positiva della nostra società. Se ci liberiamo dalle superficiali dichiarazioni della politica, tutta, non solo quella di Donald Trump, e proviamo a rappresentare, sia a livello micro sia con riferimento alle grandi questioni macroeconomiche geopolitiche, la realtà che lo stato dell’arte ci presenta, cogliamo la negazione di tutto ciò che, per secoli, ha caratterizzato l’essere umano e la sua evoluzione. Sulle ali di un liberismo che rinnega le proprie radici, abbiamo esasperato l’«io» a scapito del «noi».

Rimanendo anche solo ancorati a riflessioni legate ai temi economici, l’inerzia ci sta facendo accettare diseguaglianze sempre più marcate. Così diamo per naturale il sapere che, anche nel nostro comunque opulento paese, le persone che si confrontano quotidianamente con lo stato di povertà siano milioni. Ci lasciano indifferenti notizie che raccontano di tagli alla prevenzione sulla salute, all’istruzione.

Accettiamo politiche che (negando i dettati costituzionali) rinunciano a confrontarsi con settori la cui redditività aumenta spesso perché sostenuta da ruoli imprenditoriali limitatamente orientati allo sviluppo. Sempre rimanendo ancorati a un filtro di natura economica, questa esasperazione dell’io pare ignorare che, anche nei «sacri testi» che, impropriamente, si citano, un mondo diseguale orientato a negare i bisogni collettivi è considerato la premessa di crisi molto pericolose.

Tornando all’intervento di Carney possiamo però intravedere i semi di potenziali cambi di rotta. Le riflessioni che ci regala ricordano che, in fondo, tutta la storia della nostra evoluzione, pur con qualche fase di rallentamento o di apparente blocco, è stata sostenuta dalla scoperta che, nel rispetto di competenze, abitudini, aspettative individuali il «fare insieme produce crescita». Il discorso del politico canadese apre al «raccontarsela giusta» per contrastare le pericolose inerzie. L’interesse che queste esortazioni e i richiami valoriali che queste evocano suscitano e lo spazio che si stanno conquistando sono un segnale da cogliere e sul quale investire.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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