Opinioni

Papa Leone e le grandi sfide che attendono la comunità cristiana

La Chiesa Cattolica non vuole chiamarsi fuori dalle dinamiche mondane, perché è nel mondo che svolge la propria azione storica
Papa Leone XIV - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Papa Leone XIV - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Sono talmente tante le guerre nel mondo che, non appena si profila una tregua su una di loro, si inneggia alla pace raggiunta. Si allontanano le motivazioni profonde del conflitto armato, anche quando declina una datazione lunga nel tempo, che fa temere il riaccendersi degli scontri alla prima nuova occasione di contrasto, già prevedibile in calendario.

In questo scenario generale si alza continuamente la voce di papa Leone XIV. Invoca instancabilmente la pace. Gli fa eco, nella articolazione dei ruoli, quella del segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. Annuncia le azioni e i distinguo della Santa Sede, nella diplomazia e nel giudizio che innescano l’azione concreta della cattolicità. Siamo alle solite: si plaude quando le parole possono venire interpretate a proprio sostegno o come al più neutrali; si prendono le distanze quando distinguono torti e ragioni degli uni e degli altri e indicano delle priorità nei comportamenti da attuare.

Allora il primato morale viene misconosciuto. Si privilegia il giudizio politico, favorevole o contrario ai rispettivi posizionamenti, che ne può discendere. Non a caso non si prospettavano ipotesi di Nobel per la pace a papa Leone, mentre c’è chi guardava a quanti muovono gli eserciti.

La Chiesa Cattolica non vuole chiamarsi fuori dalle dinamiche mondane, perché è nel mondo che svolge la propria azione storica. Quindi legge ed interpreta gli avvenimenti per indicare percorsi da tracciare. Ancor più quando il papato leonino, in continuità con l’impostazione del predecessore Francesco, si sente chiamato a dare voce alle donne e agli uomini che vivono il nostro tempo travagliato, nelle periferie o ai vertici della mondialità. Si rivolge ai fedeli che seguono il messaggio evangelico e, tramite loro, alle attese generali di giustizia umana.

La preghiera, che è il motore della fede cristiana, è convocata a dare struttura coerente ai movimenti storici. Ancor più in una società a trazione laica se non addirittura con accentuazione laicista, che giudica sulla scorta della capacità di incidere nelle scelte che dettano la quotidianità. Il papato è chiamato a parlare alle folle e convincerle che è la loro voce più intima. Non per inseguire il plauso, che non è un suo obiettivo, ma per palesare che muove i giorni, quindi è una verità con le quale confrontarsi.

Se si vuole incidere nella storia è inevitabile confrontarsi con l’ascolto che si ottiene dai suoi facitori, che siamo, in una gradazione di responsabilità ed attenzioni, tutti noi. Un limite mondano? Sicuramente sì se lo si assume acriticamente, uno strumento di vita quando lo si propone come metro per misurare le personali e comunitarie capacità di governare consapevolmente gli eventi.

Papa Leone, già nella scelta del nome, ha chiarito che vuole confrontarsi con le tante rerum novarum del nostro tempo, senza paure legate alle grandi sfide che ci interpellano, consapevole della forza del messaggio cristiano e dei limiti delle approssimazioni estemporanee. Tocca alla società, impasto dinamico di fedeli e laici, decidere se, come, quando e quanto ascoltarlo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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