Sono talmente tante le guerre nel mondo che, non appena si profila una tregua su una di loro, si inneggia alla pace raggiunta. Si allontanano le motivazioni profonde del conflitto armato, anche quando declina una datazione lunga nel tempo, che fa temere il riaccendersi degli scontri alla prima nuova occasione di contrasto, già prevedibile in calendario.
In questo scenario generale si alza continuamente la voce di papa Leone XIV. Invoca instancabilmente la pace. Gli fa eco, nella articolazione dei ruoli, quella del segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. Annuncia le azioni e i distinguo della Santa Sede, nella diplomazia e nel giudizio che innescano l’azione concreta della cattolicità. Siamo alle solite: si plaude quando le parole possono venire interpretate a proprio sostegno o come al più neutrali; si prendono le distanze quando distinguono torti e ragioni degli uni e degli altri e indicano delle priorità nei comportamenti da attuare.



