Il continuo messaggio di pace di Papa Francesco e della Chiesa cattolica, in un mondo che sembra sempre più affidarsi alle guerre come meccanismo di ridisegno degli equilibri mondiali, è costantemente disatteso. Che risultati concreti può ottenere il persistere nel rinnovarlo? Non finisce per condannare alla irrilevanza operativa chi lo promuove? Di più, etichettarlo come una entità che parla, ma tanto il mondo non la ascolta se non quando serve usarla per legittimare comportamenti certificati?
Finirà, si sostiene, che dovrà accettare quanto decideranno i vincitori a discapito dei vinti, tra i quali vanno compresi i predicatori dell’affidamento alla pace universale. Quanto accade oggi viene percepito come figlio degli accordi stilati in contesti passati, che si configuravano come tregue precarie fissate sugli equilibri militari raggiunti. Paci non stabilmente realizzate, che già contenevano i prossimi conflitti armati. Insomma, se il risultato è altro, magari opposto rispetto a quello atteso, vuol significare che non si incide sulla storia che si snoda. Essere minoranza schiacciata.



