Di andarsene non ne vuole sapere. Il presidente del Madagascar, Andry Rajoelina, continua a ignorare la richiesta di dimissioni. A seguito delle proteste della popolazione, ha prima licenziato il ministro dell’Energia, Olivier Jean-Baptiste, poi ha sciolto il governo, deposto il primo ministro Christian Ntsay, e nominato al suo posto il generale Raphin Fortunat Dimbisoa Zafisambo, con l’obiettivo di «ristabilire l’ordine e riconquistare la fiducia del popolo».
Ma il fatto che quest’ultimo prima ricoprisse il ruolo di direttore del Gabinetto militare presso l’ufficio di Ntsay, fa pensare più a una continuità che a un reale cambiamento. «L’assoluta priorità - ha detto il presidente - sarà il ripristino delle forniture di elettricità e acqua nel più breve tempo possibile». Le proteste erano iniziate tre settimane fa proprio per denunciare i frequenti black-out e la mancanza cronica di acqua potabile. Ma, come sempre più spesso accade, le forze dell’ordine ci sono andate giù pesante, con idranti, proiettili di gomma e gas lacrimogeni, e l’imposizione del coprifuoco dal tramonto all’alba. Secondo le Nazioni Unite si sono registrate oltre venti vittime e un centinaio di feriti.




