Opinioni

Luce di lampadina, scintilla di diamante

Le zebre a pois sono quelle rare persone che fanno la cosa giusta anche quando è la meno prevedibile, pure quando è controintuitiva, persino se sembra antieconomica. La fanno perché, semplicemente, è ciò che va fatto

Annalisa Strada

Commentatrice

Diamanti - Foto/Unsplash
Diamanti - Foto/Unsplash

Alessandro Cruto nasce nel 1847, lo stesso anno dello scienziato Galileo Ferraris e di Thomas Alva Edison. Alessandro vede la luce a Piossasco, alle porte di Torino, in quegli anni in odore di diventare capitale del futuro Regno d’Italia. Alessandro è mastro carpentiere, come il padre, ma i suoi interessi lo spingono a seguire le lezioni a quello che poi diventerà il Politecnico e non perde nessuna conferenza che si tenga in un posto per lui raggiungibile.

La scienza è la sua passione e il suo obiettivo è lavorare la grafite per ottenere un diamante attraverso l’induzione e l’accelerazione dei fenomeni naturali che portano dal materiale povero alla più preziosa delle pietre. La sua intenzione profonda è regalare un diamante alla madre. Risparmia per comprare l’attrezzatura e negli annessi di casa si dedica a esperimenti che, mettendo in gioco pressione e temperature elevatissime, a volte provocando incendi o esplosioni.

Al diamante non arriva, ma ottiene delle guaine filamentose che emettono una luminosità intensa e duratura. Ed è di quelle che parla a Galileo Ferraris dopo aver sentito la descrizione che il torinese aveva fatto della lampadina cui oltreoceano lavorava Edison. Sotto l’egida di Cavour, Ferraris segue e incoraggia le ricerche di Cruto, mettendolo in gara nella corsa all’illuminazione.

Alessandro si cimenta, tenta e ritenta, progetta ed esegue, fino ad andare personalmente a Murano per assistere alla creazione dell’ampolla di vetro che lui stesso ha progettato. La lampadina di Cruto è di 35 giorni più vecchia di quella di Edison, che così detiene il primato. Del resto, a qualcosa di simile alla lampadina arrivano in molti in un tempo abbastanza breve.

Tutto sommato però questo è un dettaglio per il nostro, la cui vita è in piena trasformazione. Si trova ad avviare una fabbrica che in pochi anni diventa un’impresa di tutto rispetto, da mille pezzi al giorno. Alessandro continua a studiare ogni possibile miglioria, viaggia in Europa e no solo, sforna brevetti. Nel frattempo, si sposa e nasce sua figlia. Stimato e apprezzato, potrebbe guardarsi indietro e sentirsi soddisfatto per le opportunità che la vita gli ha offerto e che lui ha saputo sfruttare. Non è così. Il successo continua a sorridergli, ma Alessandro non è tranquillo. Probabile che l’onda della novità si sia esaurita, che gli manchi il pungolo della ricerca, che senta la mancanza di un nuovo obiettivo da inseguire. Non è dato sapere.

La storia racconta però che Cruto vende la sua azienda (che confluisce nel gruppo Philips) e torna a dedicarsi alla fabbricazione del diamante, non più per la madre, ma per moglie e figlia. Nel suo agiato ritiro si dedica a ciò che più gli accende la voglia di vivere. Muore il 15 dicembre 1908.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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