La politica non è andata in vacanza

Durante l’estate la classe dirigente ha messo le basi in vista di un autunno carico di scelte vincolanti. Nessun partito escluso
La premier Giorgia Meloni con Matteo Salvini - Foto Ansa/Fabio Frustaci © www.giornaledibrescia.it
La premier Giorgia Meloni con Matteo Salvini - Foto Ansa/Fabio Frustaci © www.giornaledibrescia.it
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Come ampiamente prevedibile, l’estate della politica non è caratterizzata dalla tregua, piuttosto da assalti alla baionetta in vista di un autunno carico di scelte vincolanti. A farne da stimolante apripista gli scontri nei partiti e tra i partiti, in cerca d’autore che consenta di restare o diventare protagonisti vincenti.

Partiamo da quello che è il partito guida del destra-centro e del governo: Fratelli d’Italia. Quale destra vuole incamerare e rappresentare? Giorgia Meloni prova ad interpretare più parti a seconda del ruolo che si sente chiamata a mettere in scena: capo partito, capo del governo nazionale, leader sulla scena europea o mondiale.

Tutto muove dal partito: non ha fatto – come sostengono gli avversari – compiutamente i conti col passato dal quale proviene e non vuole farli perché un fetta consistente del suo elettorato ha ancora in quel vissuto le sue radici valoriali e comportamentarli? Se non lo fa in maniera credibile, rischia di perdere i consensi che elettoralmente le hanno consentito di arrivare dove è arrivata?

Insomma, il primo partito nazionale è alla ricerca di una identità e alleati concorrenti ed oppositori dichiarati non sono disponibili a concedere il minimo sconto, anzi soffiano su qualsiasi possibilità di incendio. Con la magistratura lo scontro è quotidiano, con la stampa avversa pure.

Forza Italia prova ad attrarre il voto di centro che la competizione continua tra Renzi e Calenda mantiene privo di un referente consolidato, a pescare nel dissenso dei Cinquestelle, a modificare i rapporti di forza dentro la sua coalizione. Per fare tutto questo deve rivisitare il suo modo d’essere, entrando in aperta concorrenza con Fratelli d’Italia e la Lega, distinguendosi su scelte operative e impostazioni ideali. Resistere all’assalto di chi è in cerca di una scialuppa personale e aprire le porte a un sentire diffuso che possa pensare di trovare in una rinnovata Forza Italia il suo approdo.

La Lega di Salvini è una pentola che bolle. L’operazione Vannacci ne palesa più le difficoltà elettorali che una capacità inclusiva. Ha inoltre evidenziato i profondi dissensi della sua dirigenza regionale, soprattutto dove è espressione di una maggioranza che vuole restare tale. Alle dichiarazioni di fedeltà al governo nazionale, di cui Salvini è parte rilevante, fanno da contrappeso le sue personali prese di distanza su questioni qualificanti.

Difficile che la Lega prossima ventura sia quella di oggi. I Cinquestelle sono allo scontro campale tra Conte e Grillo. Uno vincerà la contesa interna, l’altro che farà? Si parla di una possibile scissione, con il primo che rivolta il partito come un calzino e si allea stabilmente con il Pd, l’altro, Grillo o chi per lui, che torna a giocare in prima battuta in solitaria e si affida alla sua impostazione fondativa e ad un diverso gruppo dirigente.

Nessuno, a breve, sarà più il partito che è oggi. Nemmeno il Pd, che traguarda lo scenario di un campo largo propagandato, ma che è assai complicato traghettare integro dai tanti no a Giorgia Meloni ai sì al mosaico di un programma di governo ad incastri condivisi. Se si andrà alla fine della legislatura o si voterà prima dipende da cosa diventeranno i partiti nelle prossime settimane.

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