La manovra, banco di prova per il governo

Come potranno pareggiare i conti di bilanci che ogni giorno portano alla ribalta nuovi risvolti preoccupanti? La battaglia storica tra maggioranza e opposizione - con gli uni che accusano gli altri di mettere pesantemente le mani nelle tasche degli italiani perché incapaci di trovare soluzioni idonee - assume risvolti particolari quando è all’interno delle stesse forze di maggioranza che si pongono distinzioni di non poco conto sul che fare concretamente.
Come si usa la leva della tassazione aggiuntiva? Si riducono le voci degli interventi programmati, si tagliano servizi promessi diventati onerosi, si individuano ulteriori fonti di entrate intervenendo su settori ritenuti capaci di incidere sugli assetti strutturati? In queste settimane assistiamo ad una continua rincorsa tra le prudenze del ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti - esponente leghista a briglia sciolta - alla caccia di nuove entrate che tappino le paventate falle, e le rassicurazioni quotidiane del presidente Giorgia Meloni che i conti sono in ordine e non ci sarà bisogno di nessuna manovra lacrime e sangue.
Al centro dell’attenzione è se e come intervenire - operando una revisione del catasto? Con una forma di patrimoniale da configurare? - sulla condizione abitativa degli italiani. La casa, che nei decenni si è proposta come il bene sostanziale delle famiglie da salvaguardare a tutti i costi. Le opposizioni accusano il governo di non avere una linea precisa e di affidarsi ad interventi estemporanei, che non possono sfuggire alla precarietà dei messaggi di giornata senza elaborare una strategia compiuta. La sfida è tanto aspra con più è inserita nell’operazione di delegittimare il governo dalla capacità responsabile di essere governo a tutto tondo. Dire che invece di diminuire le tasse non si fa altro che aumentarle è innescato nell’accusa di non esprimere una classe davvero dirigente nazionale e quindi al dovere di lasciare il campo ad un’altra esperienza, che sia in grado di produrre una reale svolta strategica. Da qui la replica puntuta della maggioranza che non è vero niente, che anzi questa coalizione è impegnata in una riscrittura dei fondamentali.
Risulta evidente che sulla finanziaria, che si dovrà comunque andare ad approvare, si gioca il futuro prossimo degli assetti istituzionali. Bisognerà vedere come e a spese di chi torneranno i conti. Se gli italiani si dovessero sentire depauperati sarà complicato tenere insieme le forze di una maggioranza che palesano distinte priorità e che vogliono fare cose diverse. Anche il ricorso alla squadra affiatata, tenuta insieme da convergenze personali e politiche, potrebbe palesarsi insufficiente per una corsa in sintonia. Intanto le vicende nazionali si intrecciano con gli accadimenti mondiali, sempre più segnati da feroci guerre senza sbocco e in attesa di conoscere l’esito delle elezioni presidenziali Usa, che incideranno pesantemente sull’evoluzione degli scenari internazionali e detteranno anche nostri comportamenti che peseranno pure sulla quadratura dei conti.
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