La luce attraverso la nebbia della confusione

Confusione. Il tempo che attraversiamo è al contempo frantumato e tenuto insieme da questo disagio che attraversa tutti i settori del vivere: il contesto sociale e civile in divenire, la dimensione dell’appartenenza religiosa e dell’agnosticismo crescente, la partecipazione o la lontananza politica.
La grande mobilità delle persone e delle cose ha reso precario il sentimento di comunità, rompendo il vincolo di stabilità di una comunità fondata sulla condivisione dei fondamenti valoriali, della pratica di costumi tramandati nel tempo e convissuti, della continuità della catena generazionale, che sprona al sacrificio temporaneo per investire su un futuro condiviso, immaginato da costruire per qualcuno che sentiamo nostro.
L’instabilità familiare si è andata impastando con l’incompiutezza del dato sociale: quale patto è possibile tra persone che sono alla ricerca della propria identità e che la vedono modificarsi con la facilità dei cambiamenti dei messaggi e degli orientamenti dei sondaggi di opinione? Verità basate sulle parole d’ordine del giorno, che già si accingono a cambiarsi sulla scorta delle successive ed entranti verità. Riferimenti che, conseguentemente, perdono il valore di linee guida fondate su una stabilità voluta e tenacemente cercata. Così diventa assai problematico cercare di tracciare le rotte dentro il cambiamento dei venti e delle maree che ci investono. Una mutazione che caratterizza un tempo ormai lungo: supera i limiti della stagionalità per far parlare di un fenomeno epocale.
Se la precarietà e l’instabilità sono il comandamento che si è andato via via sempre più imponendo, allora ogni certezza datata assume la fisionomia di qualcosa di vecchio. Non solo da archiviare, ma da doverosamente abbandonare perché zavorra il cammino che resta da compiere. Ecco allora il superamento del concetto di storia di appartenenza, del passato che costruisce il presente e prepara il futuro.
Anzi,proprio quella appartenenza si ritiene scandisca le battute d’arresto odierne. Pessimismo? Direi sano realismo. Può consentire, a chi lo vuole fare, di reagire superando la mitologia della positività del nuovismo a tutti costi. Di tornare a giudicare meritorio camminare sulle spalle di quanti ci hanno preceduto, non per ripetere passivamente le loro azioni, ma per ripensarle per affrontare, non disarmati di conoscenze, le sfide dell’oggi. A partire dall’intelligenza artificiale, che può essere dispiegata priva di qualsiasi vincolo operativo, oppure ricondotta ad una gerarchia di comportamenti etici e morali esterni, che ne condizionino l’applicazione nel rapporto con le persone umane.
La nebbia della confusione, prima o poi, trova qualche luce che consente di attraversarla,offrendo l’indicazione che la precarietà ha trovato un rimedio di buona lena. Da come ci troveremo a quell’appuntamento dipende se elaboreremo le premesse di ulteriori confusioni o ci incammineremo verso la stabilizzazione di un nuovo ordine che ci appartiene.
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