Non è detto che la situazione che si va creando in Francia sia il miglior viatico per il governo Meloni e, in particolare, per la premier. In primo luogo, se il partito di estrema destra francese Rassemblement national (Rn) ottenesse la maggioranza assoluta dei seggi e potesse governare (sia pure in «coabitazione» con un Emmanuel Macron indebolito nei poteri e sul piano politico) Meloni non potrebbe più vantare di essere alla guida dell’Esecutivo più forte, plebiscitato e stabile d’Europa.
Senza contare che Marine Le Pen e i suoi sono vicini a Matteo Salvini (entrambi fautori di quella che in modo un po’ forzato potremmo chiamare «internazionale nera» formata da Donald Trump, Vladimir Putin, Viktor Orbàn e i tedeschi di Alternative für Deutschland), contrari agli aiuti all’Ucraina (se non apertamente filorussi), fuori dalla maggioranza che governerà l’Europarlamento e la Commissione europea (oltre ad essere euroscettici se non anti Ue).




