Italia e Stato di Palestina: due condizioni, più ragioni

Il nostro governo, il più cauto con Germania e Usa sul riconoscimento (simbolico) deciso da Francia e Uk, ha deciso che occorreva fare un passo in avanti
La premier Meloni interviene all’assemblea generale dell’Onu - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
La premier Meloni interviene all’assemblea generale dell’Onu - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
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La più recente evoluzione della linea italiana su Gaza è stata ribadita da Meloni nel suo intervento all’assemblea generale Onu. Il nostro governo, il più cauto con Germania e Usa sul riconoscimento (simbolico) dello Stato di Palestina deciso da Francia e Uk, ha deciso che occorreva fare un passo in avanti.

Annunciare a sua volta il riconoscimento però condizionandolo non solo ad un generico percorso negoziale verso la meta chissà quanto lontana dei Due Stati, ma a due punti molto precisi: la liberazione degli ostaggi ancora vivi e la consegna dei corpi dei caduti nelle mani dei tagliagole; l’allontanamento di ogni possibile coinvolgimento di Hamas dal futuro della Striscia. Posizione che va di pari passo alla critica allo Stato di Israele di «essere andato oltre ogni limite» nella proporzionalità della reazione alla infame strage del 7 ottobre.

Questo «pacchetto» di posizioni risponde a varie esigenze. La prima è di non rimanere isolato tra gli altri Paesi europei come un governo immobile di fronte alle imponenti mobilitazioni di pubblica opinione pro Palestina; e nello stesso tempo non far venir meno il sostegno ad Israele al pari di Stati Uniti e Germania. A taluni questa sembra una posizione ambigua piuttosto che diplomaticamente equilibrata.

Punti di vista, che però scontano troppo un ideologismo filopalestinese poco incline a riconoscere l’orrore di Hamas e così anti-israeliana da lambire l’antisemitismo. Un ideologismo che caratterizza in queste ore il rifiuto da parte dei responsabili della Flotilla, del compromesso che il ministero degli Esteri aveva trovato insieme alle autorità ecclesiastiche per sbarcare gli aiuti umanitari a Cipro nelle mani del cardinale Pizzaballa. Gli attivisti vogliono forzare il blocco navale israeliano esponendo così se stessi a gravi pericoli e persino l’Italia e altri Paesi ad una incidente grave con Israele. E poco potrà fare, in acque israeliane, la fregata che il ministro Crosetto ha inviato per proteggere la missione internazionale.

Il rifiuto del compromesso mette in luce la natura prevalentemente «politica» della missione che la premier ha stigmatizzato con l’accusa di irresponsabilità.

Sarà un problema anche della sinistra, di fronte ad un malaugurato incidente nel Mediterraneo, giustificare il rifiuto della soluzione mediana che era stata offerta. Ma per l’opposizione è un problema anche respingere la linea di Meloni per un riconoscimento di Palestina legata a due condizioni: come si fa a non condividere l’allontanamento di Hamas da qualunque accordo politico futuro?

Purtroppo ciò che sta accadendo a Gaza, col suo portato enorme di sangue innocente versato, scatena da noi antichi fantasmi ideologici e ci porta indietro ad anni non tanto lontani, almeno nei ricordi. Nessuno dovrebbe approfittare della guerra in Medio Oriente per accarezzare sogni antagonistici attraverso l’istigazione dell’odio. Naturalmente è una considerazione che coinvolge la responsabilità di tutti, nessuno escluso.

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