Opinioni

Gli innumerevoli nemici della tregua di Gaza

In un Medio Oriente dove la stabilità minaccia gli equilibri interni di molti, il conflitto resta il linguaggio comune
Michele Brunelli

Michele Brunelli

Editorialista

La ricerca degli ostaggi Israeliani a Gaza - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La ricerca degli ostaggi Israeliani a Gaza - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Da un secolo ogni conflitto in Medio Oriente finisce con una tregua che non è mai pace.
Dal mandato britannico alla Seconda Intifada, il confronto israelo-palestinese riflette le fratture del mondo: prima coloniali, poi religiose e ideologiche, oggi geopolitiche.

Le speranze degli incontri promossi a Camp David da Carter e Clinton e infine da Trump a Sharm el-Sheikh sono state logorate dal peso di interessi contrapposti che hanno trasformato la pace in una parentesi tattica. E Gaza oggi è la prosecuzione di una lunga contesa di identità e potere che la diplomazia non riesce a disinnescare. Dietro l’apparente paralisi dei negoziati si muovono attori i quali, più che temere la violenza, temono la pace, perché nel linguaggio politico della regione la tregua non rappresenta la fine delle ostilità ma una perdita di potere, di influenza e legittimità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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