Da un secolo ogni conflitto in Medio Oriente finisce con una tregua che non è mai pace.
Dal mandato britannico alla Seconda Intifada, il confronto israelo-palestinese riflette le fratture del mondo: prima coloniali, poi religiose e ideologiche, oggi geopolitiche.
Le speranze degli incontri promossi a Camp David da Carter e Clinton e infine da Trump a Sharm el-Sheikh sono state logorate dal peso di interessi contrapposti che hanno trasformato la pace in una parentesi tattica. E Gaza oggi è la prosecuzione di una lunga contesa di identità e potere che la diplomazia non riesce a disinnescare. Dietro l’apparente paralisi dei negoziati si muovono attori i quali, più che temere la violenza, temono la pace, perché nel linguaggio politico della regione la tregua non rappresenta la fine delle ostilità ma una perdita di potere, di influenza e legittimità.




