Il voto americano e le opportunità per l’Italia

Previsioni fortemente sbagliate. Negli Usa non è stata una corsa sul filo di lana, con contestazione dei risultati, incertezze sull’esito reale, giorni di dispute con avvocati schierati e piazze in fermento.
Trump ha vinto a valanga su tutti i fronti: stati dati ad urne aperte in bilico, composizione favorevole di senato e camera, sfondamento pure nel voto popolare. I democratici sono stati pesantemente sconfitti dagli elettori, nonostante l’aperto sostegno del mondo dello spettacolo, che evidentemente non ha spostato i voti, mentre Kamala Harris non ha catturato il consenso femminile confermando che non basta essere donna. I repubblicani ribadiscono l’abdicazione ormai di lunga lena al trumpismo e quindi la modifica delle loro gerarchie interne. Cambia la democrazia americana di oggi e per domani.
Emerge che gli Stati Uniti avranno un governo sicuro nelle sue scelte, perché Trump non ha accettato compromessi moderati al suo programma messo apertamente in campo. Avrà l’esperienza accumulata nel primo mandato - ricoperto dal 2017 al 2021 e lasciato dopo la contestata e mai accettata sconfitta con Biden - e potrà contare su uomini scelti per andare diritti allo scopo dichiarato di mettere al primo posto gli interessi immediati nazionali. Che effetti avrà sullo scacchiere mondiale? Difficile possa fermare con un colpo di bacchetta magica le guerre immediate. Più probabile possa riuscire a ripartirne in modo diverso i costi. E qui entra in gioco il futuro di un’Europa sempre più divisa. Mentre gli americani affidano un mandato pieno a Trump, la Germania vede profilarsi elezioni anticipate che certificano una profonda crisi politica.
Precarietà che aggiunge incertezze a quelle rappresentate dalle manovre governative di Macron, in Francia, in cerca di una maggioranza che non ha; ai disequilibri del Regno Unito, ancora in attesa di assetti in grado di assegnarle un ruolo guida internazionale; agli interrogativi della Spagna, che non patisce solo gli scollamenti delle alluvioni. L’Italia, con la sua stabilità di governo nazionale e le affinità non più tenute mascherate con Trump, può giocare una mediazione operativa nello stabilire i futuri rapporti tra Europa e Stati Uniti. Loro possono rivedere la ripartizione dei costi, ma non chiamarsi fuori dallo scacchiere europeo che, nonostante l’emergere di Cina ed Asia, rimane una questione centrale per il loro ruolo nel mondo.
Il governo italiano ha grossi problemi di tenuta economica, di rapporti con la magistratura, di relazioni fra i partiti che lo sostengono. Però difficilmente sceglierà consapevolmente di autoaffondarsi su una specifica questione istituzionale, politica od economica: lo condannerebbe a veder chiusa l’esperienza di destracentro a vantaggio di un cartello indistinto delle opposizioni, che superi la chiamata alla solitudine del partito di Conte.
Anche chi dava una catastrofe la vittoria di Trump ora si attrezza a fare i conti con lo scenario che c’è ed è destinato a durare per anni. Opererà per uscirne con il maggior profitto possibile. La Meloni, che di quello schieramento ideale e comportamentale è parte, giocherà la sua partita con un più di smalto.
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