Opinioni

Il riarmo d’Europa rilancia la leva: l’Italia e le varie ipotesi di riserva

Il quadro italiano dopo le dichiarazioni del ministro Crosetto
Massimo Cortesi

Massimo Cortesi

Editorialista

Alpini concludono esercitazione della Nato in Ungheria - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Alpini concludono esercitazione della Nato in Ungheria - Ansa © www.giornaledibrescia.it

Le dichiarazioni del ministro Crosetto su una nuova leva per le Forze armate in realtà nulla hanno a che fare con la coscrizione obbligatoria «sospesa» in Italia nel 2004 (non abrogata, per evitare il contrasto con l’art. 52 della Costituzione, che definisce la Difesa «sacro dovere del cittadino»). La vecchia «naja» non potrà infatti mai tornare per mancanza di risorse, strutture e personale addestratore e per una diffusa idiosincrasia, specie giovanile, nell’opinione pubblica.

C’è però la necessità, evidenziata dall’Ucraina, di disporre di forze di riserva che supportino gli eserciti professionali europei che hanno nella specializzazione il punto di forza ma difettano nei numeri. Esiguità imposta da esigenze economiche e «giustificata» dal lungo periodo di pace seguito alla caduta del muro di Berlino, con la «certezza» del supporto Usa in caso di conflitto.

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