Il divieto opposto la settimana scorsa alla manifestazione pro Palestina – peraltro poi regolarmente tenutasi –, proprio alla vigilia della ricorrenza della strage perpetrata da Hamas a danno del popolo ebreo, ha suscitato un vespaio di polemiche. Dai banchi dell’opposizione si sono levate grida di allarme: è un attacco alla libertà di manifestazione. Una conferma, – si è detto – della vocazione autoritaria di una premier che – parola di uno studioso del calibro di Luciano Canfora – «è nazista nell’anima».
È tornato, insomma, alla ribalta un dilemma vecchio come la storia delle democrazie. Infatti, ordine e libertà sono due istanze che hanno accompagnato stabilmente la sua vita. Istanze opposte, eppur sorelle. La libertà non può esistere senza l’ordine. Sarebbe la guerra civile: bellum omnium erga omnes (la guerra di tutti contro tutti). Da parte sua, l’ordine senza la libertà diventa oppressione. Un esempio a noi assai familiare. Con la scusa dell’ordine da restaurare, il fascismo è partito dalla soppressione delle libertà statutarie per instaurare una dittatura.




