Il crepuscolo di Macron: la Francia vira a destra

Il primo turno delle elezioni anticipate francesi conferma l’esito delle Europee, con l’ampia affermazione del Rassemblement National di Marine Le Pen
La bandiera francese davanti alle cabine elettorali - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La bandiera francese davanti alle cabine elettorali - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Il primo turno delle elezioni anticipate francesi conferma l’esito delle Europee di due settimane fa, con l’ampia affermazione del Rassemblement National di Marine Le Pen.

Il partito di estrema destra ha ottenuto il miglior risultato della sua storia alle Legislative, diventando la forza politica più votata: un francese su tre ha scelto infatti la proposta lepenista. Alle sue spalle si posiziona la coalizione di sinistra del Nuovo Fronte popolare guidata da Mélenchon e Glucksmann.

E come ampiamente anticipato da tutti i sondaggi di queste settimane e in linea con il voto europeo, la coalizione presidenziale «Ensemble» è arrivata terza con il 20%. La Francia sembra virare con decisione a destra e il macronismo pare giunto al capolinea.

Il presidente della Repubblica francese Emmanuelle Macron - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il presidente della Repubblica francese Emmanuelle Macron - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il crepuscolo dell’esperienza politica macronista, nata sull’onda delle presidenziali del 2017, sembra essere un dato di fatto. È fallito il progetto riformatore di cui si è fatto promotore il presidente e interprete la forza politica nata a sua impronta, ma che si è dimostrata improvvisata, troppo eterogenea e con una buona dose di opportunismo da parte di alcuni dei protagonisti principali. Emmanuel Macron ha inizialmente capitalizzato la catastrofe socialista e della inconsistenza degli ultimi epigoni del gaullismo, che aveva ricevuto il suo colpo di grazia da Sarkozy.

Ma non ha saputo rispondere alle inquietudini che hanno attraversato l’Esagono in questi anni. Ha interpretato il proprio ruolo presidenziale con un mix da tecnocrate e da sovrano democratico (non è un caso che nel gergo dell’intelligence l’inquilino dell’Eliseo sia «Giove»). E mentre Macron ha pensato a fare Giove, lo scontro politico in Francia si è polarizzato, un po’ come ovunque in Europa (senza dimenticare la passione francese per la decapitazione anche simbolica per i propri monarchi).

I socialisti sono rinati in una versione più movimentista e gauchiste costituendo un asse con France Insoumise di Mélenchon, dall’altra parte Marine Le Pen ha consolidato il suo Rassemblement National. Non avendo mai esercitato alcun tipo di potere esecutivo la proposta lepenista è stata in realtà sempre una protesta, concentrata sul disagio sociale, sulle differenze territoriali, sulle questioni migratorie e su un sentimento euroscettico che con differenti tonalità ha attraversato il Vecchio continente, Francia inclusa. Le soluzioni proposte da Bardella e Le Pen sono fumose, poco definite ed economicamente insostenibili.

Questi aspetti preoccupano i mercati, che come sappiamo in fin dei conti poi si adegueranno. Piuttosto l’Unione europea guarda con grande timore il caso in cui, fra sette giorni al secondo turno, il Rassemblement National dovesse ottenere una maggioranza assoluta e mandare Bardella a Matignon, creando una situazione di coabitazione inedita e con l’estrema destra al governo (questo spiega la fretta nel chiudere le nomine europee). Restano due temi decisivi, entrambi legati alla prassi politica francese. Innanzitutto i ballottaggi di domenica prossima: tutte le forze repubblicane potrebbero scegliere di coalizzarsi sul candidato meglio piazzato in ogni collegio contro il rappresentante lepenista.

Jean-Luc Mélenchon - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
Jean-Luc Mélenchon - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it

Questo potrebbe impedire all’estrema destra di ottenere la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale. Ma se questa dovesse realizzarsi, allora Macron si troverebbe con un primo ministro non solo avversario ma decisamente avverso. Nelle tre precedenti occasioni di coabitazione, il presidente si è occupato maggiormente di politica estera e il governo di questioni interne. Ma oggi i fronti sono sempre più sovrapposti, anche per effetto della dimensione europea.

A quel punto si entrerebbe in terra ignota. Senza dimenticare, tuttavia, che ogni democrazia possiede al suo interno anticorpi per contrastare gli estremismi.

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